Si è tenuta stamani a Milano la conferenza stampa di presentazione del nuovo centro Pecci che come ormai sappiamo da tempo verrà inaugurato il prossimo 16 ottobre. Dopo la presentazione del progetto architettonico di Maurice Nio, la conferenza stampa è stata l’occasione per conoscere qualcosa in più della “Fine del mondo”, la mostra inaugurale in cui troveranno spazio 55 artisti provenienti da ogni latitudine.

Cosa c’è dentro La Fine del Mondo

“La mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano – comincia la nota stampa –  Il pubblico entrerà nella nuova ala realizzata da Maurice Nio e si troverà di fronte a un’installazione dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn: un Break Through, uno sfondamento da cui cadono i cascami di un’altra dimensione” (nella foto d’anteprima).

“Una volta all’interno – prosegue la nota – il visitatore sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato a qualche migliaio di anni luce di distanza da noi, rivedendo il nostro mondo come un reperto fossile, lontano ere geologiche dal tempo presente, spinto a pensare alle incommensurabili distanze cosmiche e ai lunghissimi tempi della storia della Terra e dell’Universo, di fronte ai quali le nostre esistenze sono solo frammenti inconsistenti. Quel mondo che abbiamo conosciuto dall’origine dell’umanità a oggi, il nostro mondo, ci apparirà dunque già finito, e la sensazione sarà quella di essere sospesi in un limbo tra un passato ormai lontanissimo e un futuro ancora distante”.

Garaicoa De cómo la tierra se quiere parecer al cielo
Garaicoa De cómo la tierra se quiere parecer al cielo

La fine del mondo si colloca all’interno di questo limbo e attraverso lavori di natura diversa, spesso da attraversare, da esperire fisicamente, in una scansione di spazi e di suoni che si succedono, ci trascinerà in un movimento continuo, ineluttabile, una specie di loop, di eterno ritorno che ritmicamente ci allontana e ci riavvicina al presente, proponendoci nuove chiavi di lettura”.

Il percorso raccoglierà interventi di artisti ormai affermati internazionalmente, dal nativo americano Jimmie Durham al cubano Carlos Garaicoa ai cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang, fino a opere di artisti più giovani come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian Charrière con un lavoro realizzato a quattro mani insieme al tedesco Julius Von Bismarck.  Non mancheranno poi lavori ormai appartenenti alla storia dell’arte, come quelli di Marcel Duchamp o di Umberto Boccioni” precisano dal Centro Pecci.

“Ma numerosissimi saranno anche gli artisti giovani e ancora poco conosciuti, molti dei quali provenienti dalle aree geografiche in cui sono presenti forti contrasti e conflitti, come l’Europa dell’Est, il Nord Africa, il Medio Oriente, il Sud America. Il pubblico attraverserà i vari ambienti sperimentando diverse sensazioni – prosegue la nota – dal distacco da questo nostro mondo, così piccolo e insignificante, alla malinconia per qualcosa che abbiamo amato e abbiamo perduto, fino a riconoscere qualche barlume di futuro, comunque già oggi presente, anche se non ce ne accorgiamo”.

 Darboven_Install_Haus_der_Kunst_Munich_2015_Photo_Maximilian_Geuter
Darboven_Install_Haus_der_Kunst_Munich_2015_Photo_Maximilian_Geuter

Lungo il percorso espositivo tutte le espressioni e i linguaggi artistici saranno interconnessi – conclude la nota – la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a costruire una narrazione immersiva e coinvolgente. Così, oltre agli artisti, saranno molteplici le personalità di altro genere, eclettiche e visionarie, che arricchiranno il racconto con il loro contributo: dalla celebre cantante Bjork all’architetto Didier Fiuza Faustino, al drammaturgo e attore Pippo Delbono, fino al musicista elettronico Joakim.

Zhijie, Map of Mythological Creatures
Zhijie, Map of Mythological Creatures

L’elenco completo degli artisti in mostra

Adel Abdessemed, Jananne Al-Ani, Ali Cherri, Darren Almond, Aristide Antonas, Riccardo Arena, Kader Attia, Babi Badalov, Faycal Baghriche, Francesco Bertelè, Rossella Biscotti, Björk, Umberto Boccioni, Julian Charriere & Julius Von Bismark, Ana Livia Cordeiro, Isabelle Cornaro, Hanne Darboven, Pippo Delbono, Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Federico Fellini, Carlos Garaicoa, Cai Guo-Qiang, Arash Hanaei, Camille Henrot, Thomas Hirschhorn, Joakim, Polina Kanis, Robert Kuśmirowski, Andrey Kuzkin, Volodymyr Kuznetsov, Suzanne Lacy, Ahmed Mater, Boris Mikhailov, Henrique Oliveira, Lydia Ourahmane, Piotr Pavlevsky, Gianni Pettena, Pussy Riot, Jozef Robakowski, Batoul S’himi, Fari Shams, Hiroshi Sugimoto, Emmanuel Van Der Auwera, Ekaterina Vasilyeva e Hanna Zubkova, Andy Wahrol, Ingrid Wildi Merino, Andrzej Wroblewski, Aik Yakubovich, Qiu Zhijie, Istvan Zimmerman & Giovanna Amoroso, David Zink.

“La fine del mondo” è a cura del Direttore Fabio Cavallucci con la collaborazione, oltre che del team interno, di un nutrito gruppo di advisor internazionali composto da Antonia Alampi, Luca Barni, Myriam Ben Salah, Marco Brizzi, Lorenzo Bruni, Jota Castro, Wlodek Goldkorn, Katia Krupennikova, Morad Montazami, Giulia Poli, Luisa Santacesaria, Monika Szewczyk e Pier Luigi Tazzi.

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