“Apre domani un luogo che può cambiare le prospettive e l’approccio del sistema cultura in Toscana”. Con queste parole il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha aperto la conferenza stampa di presentazione del nuovo Pecci e della mostra inaugurale “La Fine del Mondo”. “Non c’è altro posto (Prato ndr) in Italia in cui la contemporaneità sia stata e sia così presente – ha continuato – e quindi non c’è posto diverso da questo dove giocare la grande sfida della contemporaneità”. “Adesso ci aspetta la sfida di far crescere questo posto – ha invece esordito Monica Barni, vicepresidente e assessore alla cultura della Regione – un centro che dovrà far dialogare i tanti livelli del nuovo Pecci, un centro dove si incontrano il museo, il laboratorio, i giovani, le arti”.

“Un centro come questo che riapre ha il dovere di mostrare quale sia lo spettro delle sue possibilità e il suo spettro riguarda tutte le arti” ha detto invece il direttore Fabio Cavallucci. Una considerazione che si concretizza con i linguaggi della “Fine del mondo”, della quale ha detto ” che riguarda l’incertezza dei nostri giorni e non ha niente di catastrofico. La mostra – ha aggiunto – non ha particolari ambizioni teoriche ma è fatta da opere che parlano da sole” e che ruotano intorno ad una considerazione precisa: al “mondo che non coincide più con i nostri strumenti di interpretazione – ha detto Cavallucci –  forse il futuro è già arrivato e noi non sappiamo riconoscerlo” (Al.Pa.)

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