A Prato, in via di Vergaio 63/B (quindi, a essere precisi, a Vergaio) c’è una cosa unica al mondo. No, seriamente, hanno cercato in tutto il mondo, Los Angeles compresa, se una cosa del genere esistesse, e non c’è. Punto. Quindi possiamo dire, con un certo orgoglio campanilistico, che a Prato (anzi, a Vergaio), c’è la prima scuola di rock del mondo, ed aprirà i battenti lunedì 24 ottobre. Certo, ci sono corsi rock un logopo’ ovunque, ma una scuola rock modello School of rock? Fino ad ora c’era solo nei film. E ora, invece, c’è la scuola rock del Kolam.

Le teste dietro tutto questo sono quelle di Monica Bucciantini, attrice, lettrice accanita, globe-trotter effettiva del Kolam Theatre, che ha chiamato in servizio Folco Vinattieri, Alessia e Federico Masi (detto anche il jolly), Renato Cantini e Ivan Reali: musicisti, insegnanti e, in effetti, Renato Cantini è anche kolam rockun produttore. Gli strumenti che si possono suonare sono tutti. Sul serio. Dopotutto, è vero o non è vero che gli Apocalyptica sono diventati famosissimi facendo metal coi violoncelli?

“E’ uno spazio dove si fanno tutte le arti: teatro, danza, tessuti aerei, tai chi, ma mancava la musica: si fanno concerti, ma mancava una scuola, e abbiamo scelto il rock – spiega Monica – è una piccola scuola di una volta la settimana, per maschi e femmine, divisi in due classi: 9-12 anni (50 euro al mese) il lunedì e 13-16 (60 euro al mese) il giovedì. In questi germogli andiamo a cercare la possibilità di trovare la musica del futuro, per loro e per noi: saranno i biglietti dei concerti che decideranno di vedere che segneranno il percorso della musica nei tempi che verranno, e forse saranno loro che suoneranno per noi fra un po’. Quella è una bella età, in cui dobbiamo restare curiosi e intelligenti. L’arte aiuta molto in questo, aiuta sulla strada dell’essere liberi: questo è importante, soprattutto da ragazzini.”

Sono due ore la settimana, dalle 17 alle 19per un minimo di 7-8 ragazzi e un massimo di 15-20 per classe, nelle due ore è compresa la merenda (la cioccolata ragazzi, vi danno la cioccolata! O il pane e marmellata, pane e olio, pane burro e zucchero. Niente merendine e roba gassata. Per fortuna.) e le materie sono meravigliose (seriamente, sono sicura che c’è chi aspetterà a gloria un corso per adulti): canto, tecnica di base dello strumento (non importa saper già suonare: chi sa già porta il suo strumento, altrimenti può anche decidere di impararne uno nuovo da zero. Chi invece deve ancora iniziare è più che benvenuto), arrangiamento e composizione, studio della performance (come si va in scena) e storia della musica rock. “Comincerà come un gioco – spiegano – poi però, piano kolampiano, potrebbe aumentare: vorremmo insegnare ai ragazzi a leggere la musica, per esempio. Una lezione al mese sarà la storia del rock, ogni due volte impariamo a leggere la musica. E dal gruppo che si formerà capiremo come portarli avanti. Inizieremo una volta la settimana, poi vedremo che succede”. In pratica lo stesso lavoro che X-Factor finge di fare, ma senza la parte trash, competitiva e distruttiva che ci sta dietro.

“In quei format il genere musicale è quasi imposto – dice Alessia – qui no: la chiamiamo scuola rock, ma a seconda dei ragazzi con cui lavoreremo si delineerà il percorso. Sotto il nome rock ci sono quasi 70 anni di musica, dovremo vedere quali sono i gusti personali degli allievi, magari indirizzarli un po’, fargli vedere dal vivo come ci si approccia allo strumento. Prenderanno tutti parte a qualcosa di collettivo, altrimenti suonare resta fine a se stesso.”

“Faremo vedere i video, che cosa dicono e raccontano i grandi poeti del rock, che ha una storia lunga più di cinquant’anni – continua Monica – quali sono le filosofie dei poeti del rock. Il rock non è solo forza e potenza, c’è anche l’aspetto più blu: il blues, le cose più tristi. Faremo vedere video di concerti che magari hanno avuto una particolare rilevanza scenica, come per esempio Roger Waters a Berlino nel 1989: immagina che effetto può fare a un ragazzino. La grandezza di questa musica è in tutto ciò che ha kolam rockraccontato: il rock è unificante. Spero che questi ragazzini si innamorino della musica: che poi sfondino o non sfondino non c’entra. Un giorno potranno mettersi a sedere con gli amici, tirare fuori uno strumento e suonare”

“Queste sono le basi per fare musica: lavorare insieme agli altri ragazzi e conoscere le radici – dice Folco – le lezioni non sono individuali proprio per questo: alla fine si crea insieme, e dentro questo insieme c’è il percorso libero e individuale che ogni ragazzo deciderà di intraprendere, e che noi supporteremo passo passo.”

L’idea è nata da Monica: “Ho dei momenti solitari – dice – e mi metto a pensare a tante cose: per esempio, cosa mi sarebbe piaciuto fare a nove anni? La scuola di rock! E’ divertente e molto bello, saper suonare uno strumento è magnifico. Ho pensato a che musica scegliere: il jazz, la classica? No, il rock! Non ci sono scuole di rock in giro, da nessuna parte: Los Angeles, New York, Londra. Ci sono scuole di musica, ma niente del genere. Qui a Prato il Galardini ha fatto un gruppo di pop-rock, ed è meglio che ci sia anche questo, ma rock così non ne abbiamo trovate.”

“Le lezioni sono suddivise in, dando per scontato che c’è chi sa già suonare e chi non sa come si fa, momenti in cui imparare a leggere lo spartito e momenti in cui suonare insieme. I ragazzi potranno provare a suonare più strumenti: basso elettrico, chitarra classica, acustica e elettrica, batteria, pianoforte e tastiere. Tutti gli altri strumenti vanno benissimo, se i ragazzi li hanno e li portano li inseriremo senza problemi.”

Non è un liceo musicale, non abbiamo programmi forzati, schemi e dictat – continua Alessia – sappiamo cosa proporremo e dove vogliamo arrivare. La musica nelle scuole è sparita, e dove c’è è terribile: magari i professori ci provano davvero, ma le risorse non ci sono. I ragazzi si ritrovano a suonare roba come i legnetti o il flauto dolce, quel coso di plastica che diseduca l’orecchio perché ti abitua a un suono stridulo e fastidioso.”kolam

Vogliamo far crescere i ragazzi musicalmente fino a farli esibire nel caso mettessero su una band di musica propria o cover, e magari farli suonare all’apertura delle serate dell’Urban Blackout Contest qui a Prato -conclude Folco- Questa è l’idea principale.”

“Spero sia un gruppo misto – continua Monica – ragazzi e ragazze, di tutte le 109 etnie meravigliose di Prato: confido nei ragazzi più giovani, nel loro spirito critico e creativo. La musica è il linguaggio perfetto”

Ci sono già alcuni ragazzi che si sono informati, fra i 12 e gli 11 anni: “Abbiamo praticamente fermato tutto Vergaio alla festa del paese per informare le persone – Dice Folco – le ragazzine però a volte ti guardano strano, non sappiamo perché. Eppure le donne hanno una forte anima rock, basta pensare a Patti Smith. Non vogliamo tenere le femmine da una parte e i maschi dall’altra: insieme. I ragazzini sono quelli che ci salveranno, ma dobbiamo aiutarli a farlo.”

“C’è un sessismo che respirano in tutti i contesti, c’è una netta divisione fra ciò che è da femmine e da uomini, e tutti puntano il dito su chi non vuole classificarsi – dice Federico – comprare lo zaino rosa o blu? La musica invece ti lascia libero di fare ciò che vuoi e di essere ciò che sei. Questa scuola è anche un salvagente lanciato a quei ragazzi che magari in certi schemi si trovano male, hanno brutti voti, trovano strette certe convenzioni ma, se li metti davanti a una batteria, a una chitarra, diventano mostruosamente bravi”.kolam

In conclusione, sulla bacheca del Kolam c’è questa frase: “La difesa più sicura contro il male è l’estremo individualismo, l’originalità di pensiero, la stravaganza perfino, se volete, l’eccentricità. Il male va matto per la solidarietà, cerca sempre i grandi numeri, i temperamenti granitici, la purezza ideologica, gli eserciti addestrati e i bilanci contabili”.