Bellocchio non ha mai fatto film perfetti, dopo l’esordio I pugni in tasca. E’ autore che punta su contrasti fortissimi e il suo cinema, vivo è messo sempre in discussione e minato dall’interno.
Frenato dalla bruttezza intrinseca di certi metodi produttivi anni 80-90 ha vissuto una seconda giovinezza negli anni 2000 (L’ora di religione, Buongiorno notte e in particolare Vincere). Il patrimonio autoriale, solidissimo e importante di quei film è stato quindi un po’ “dissipato” dai successivi, discontinui come al solito, ma anche meno stimolanti e forse più pretestuosi.
FAI BEI SOGNI non è, di nuovo, vicino al miglior Bellocchio.
Anche a emanciparsi dalla provenienza letteraria (non la citiamo per rispetto a un Bellocchio da sempre lontano ai salotti radical chic) il film alterna cose non belle (la fotografia di Ciprì, piatta, sorprendentemente televisiva in certi frangenti, non aiuta) ad altre commoventi e può contare sul solito, ispirato Mastandrea e su un ottimo cast al solito ben diretto. Ma, torniamo lì, il senso dell’operazione è più aleatorio del solito.

Titolo da film d’autore per un blockbusterone tratto dal bestseller di Paula Hawkins, LA RAGAZZA DEL TRENO può contare sul talento della più imbronciata delle nuove star hollywoodiane, Emily Blunt, qui “imbruttita” per l’occasione (non abbastanza imbruttita per vincere l’oscar). Per il resto è un adattamento deludente, senza la verve registica che dovrebbe sollevare le sorti di operazioni di questo tipo (qualcuno ha detto Fincher?)

Davvero bello KUBO E LA SPADA MAGICA, uno di quei rari film di animazione che puoi andare a vedere con i figli senza fare il pieno di melassa e buffa action un tanto al culo.
Prodotto dalla Laika di Coraline, forse i veri eredi della tradizione fiabesca Disney.

Tra gli autori(attori) di commedie recenti Edoardo Leo è il più attento a cosa succede dall’altra parte dell’oceano. CHE VUOI CHE SIA, storia di una coppia in crisi economica che tenta la strada del crowdfunding porno, è una variante meno brillante e più amara (nel senso manieristico del termine, purtroppo) di “Zack e Miri fanno un porno” di Kevin Smith. Sceglie la solita strada del compromesso, tra risata e lacrimuccia, tra fiction mainstream e ambizioni indie, dal respiro corto. Peccato.

Quasi meglio – e sicuramente più onesto – NON SI RUBA A CASA DEI LADRI dei Vanzina. Insolitamente solido e ben recitato (Mattioli è tra i talenti più sprecati, incastrato nella commedia scorreggiona da sempre), come l’ultimo Salemme. Peccato per la messinscena ormai desueta e per certe battute telefonatissime.

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