Si chiama “Datacrazia, società algoritmica, algorave e controllo del capitale” il secondo appuntamento organizzato da “Phase”, collettivo pratese dedito allo studio dei linguaggi artistici della contemporaneità, in programma venerdì 23 marzo negli spazi di Lottozero (19,30 – via Arno 10) e di Materia (ore 23 – corte di via Genova).

Datacrazia

Datacrazia” prevede due appuntamenti distinti. Due modi diversi di affrontare il tema degli algoritmi sempre più presenti nella vita di tutti i giorni e l’impatto che hanno e potranno avere sulla società di oggi. 

Il primo, d’approfondimento, si terrà nelle sede di Lottozero alle 19,30 e vedrà la partecipazione di Federico Nejrotti (direttore di “Motherboard Italia”, magazine online dedicato all’intersezione tra tecnologia, scienza e esseri umani all’interno della piattaforma di VICE), Manuel Recoil (Cypherpunk e crypto enthusiast, esperto in criptovalute e Blockchain), Claudia D’Alonzo (PhD in Audiovisual Studies, docente di Net Art presso l’Accademia di Brera a Milano e di Fenomenologia dei Media presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo), Renick Bell (ricercatore, programmatore e autore di computer music, residente a Tokyo), Andrea Mi (docente di Fenomenologia dei Media alla LABA e Teoria e Metodo dei Mass Media allo IED) e Lorenzo Frosini (musicista e amante della Logica con sfumature filosofiche). Ingresso libero.

Il secondo sarà un vero e proprio concerto, a partire dalle 23 nella sede di Materia all’interno della corte di via Genova. A esibirsi nell’unica tappa italiana del suo tour europeo sarà Renick Bell, musicista con una ricerca votata alla composizione algoritmica e al live coding, che nella stessa sera sarà accompagnato dall’esibizione di Francesco Guiot, giovane compositore italiano anche lui impegnato nella ricerca sulla composizione algoritmica e Holy Similaun, nuova promessa della scena elettronica underground italiana, che opera attraverso la decostruzione dei suoni della club culture. A seguire i dj set del fiorentino Lorenzo Fortino e del veneto Coeden, resident della serata Crispy a Venezia. Contributo ingresso 10 euro.

Intervista a Francesco Guiot

Francesco Guiot occupa una camera a Torino assieme a un portatile su cui girano a fatica Pure Data e Tidalcycles, cercando di far convivere in uno spazio angusto combinatoria di parole, sistemi-L, sintesi uncanny, un inspiegabile vuoto al di sotto dei 150 Hz e un rifiuto assolutamente gratuito del temperamento equabile. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

1) Qual’è stato il tuo primo approccio verso la composizione musicale attraverso il coding e come si è evoluto?

“Ho cominciato scoprendo Pure Data (che molti conoscono come “la versione open source di Max/MSP) nel 2014, credo, e provando a esplorare le possibilità compositive che forniva. Più avanti mi è capitato davanti TidalCycles, che mi ha aperto il mondo del live coding, dandomi sostanzialmente la possibilità di fare quello che facevo prima, ma aggiungendo la possibilità di improvvisare”.

2) Hai avuto anche altri contatti col mondo algoritmico?

“Ho studiato composizione per due anni, e moltissime pratiche compositive sono algoritmiche, anche quando non coinvolgono il computer (pensa al serialismo integrale, la musica stocastica…). Al di là di quello, non sono un informatico e non ho mai imparato a programmare oltre a quanto mi serve per suonare”.

3) In diverse interviste ho letto che in questo tipo di operazioni è molto importante la pratica, esiste l’errore?

“Sicuramente esistono i risultati inaspettati: una volta che accetti di delegare al computer parte del lavoro (di scrittura o di performance) che di solito i musicisti fanno per conto proprio, ti stai assumendo il rischio di non aver previsto le conseguenze delle tue richieste, a seconda di quanto tu sia più o meno lungimirante. Io sono una persona poco lungimirante, e in questo senso faccio molti errori, ma li considero un modo di tirare fuori cose che dalla mia testa sarebbero difficilmente uscite”.

4) Quali differenze ci sono tra fare live coding e “scrivere”da casa?

“Non c’è una distinzione netta, è un continuum: tutti i linguaggi per fare live coding possono essere allo stesso modo “slow coded”. Comporre a casa (che è quello che molti live coder fanno, se e quando vogliono fare una release) significa prendere una linea di codice e rifinirla allo sfinimento fino a quando è perfetta; ma è la stessa cosa che fanno in una performance, solo estremamente timestretchata. E allo stesso modo, suonare dal vivo non è altro che comporre molto rapidamente”.

5) Fai parte di un movimento chiamato “Algorave” (ossia musicisti che costruiscono-decostruiscono la musica elettronica attraverso la programmazione e il coding), puoi immaginare come si evolverà il movimento prima di arrivare ad una saturazione?

“Secondo me siamo già arrivati a una specie di saturazione, e nessuno ne ha paura: Algorave non è un “movimento” con uno statement estetico o politico, in cui la presenza di molti individui che si distaccano dalla “linea” fa perdere di senso al tutto, ma una comunità in cui si condividono idee, codice e tecniche. Abbiamo una chat con 1300+ utenti (https://talk.lurk.org; venite a dire ciao e a curiosare) e nessuno ha un’idea chiara di cosa stiano facendo tutti gli altri, ma nessuno l’ha mai vista come una situazione problematica: chiunque può organizzare un Algorave attenendosi a poche linee guida, e facendo la musica che preferisce; l’unico requisito è mostrarsi reciprocamente gli schermi”.

10) Che tipo di live sarà il tuo venerdì sera per PHASE?

“So dirti che userò tidal-midi e Pure Data, usando delle funzioni scritte da me per il sequencing e un sintetizzatore digitale che ho costruito io; per il resto, per quanto possa avere delle idee più o meno vaghe, improvviserò nel dare ordini a una macchina che fa calcoli a una velocità per me impossibile, quindi non so che suoni ne usciranno: posso solo aspettarmi di sorprendermi”.

Intervista a cura di Jacopo Buono.