La sede di Cieli Aperti al Soccorso

Per cercare di venire incontro alle esigenze degli abitanti del quartiere, “ai bisogni della persona”, nel 2003 Livia Tomasi ha fondato la onlus Cieli Aperti. “Una scelta di campo”, quella di rimanere una onlus, fuori dalla Chiesa e fuori dalle logiche istituzionali, che ha consentito all’associazione di avere “più libertà”, dice Tomasi. Cieli Aperti ha sede nei locali in comodato d’uso dietro la chiesa dove un tempo c’erano fabbriche, poi l’asilo e le classi della Casa del Fanciullo, infine l’Osservatorio Sismologico. Qui oggi l’associazione offre servizi di recupero scolastico, accoglienza, sportello d’ascolto, alfabetizzazione. ABC- Inizio di una storia, il piccolo libro che racconta la storia della onlus, apre proprio con una citazione dai Sette pilastri dell’educazione secondo M. Bergoglio, le parole di Papa Francesco. “Educare è integrare (…) L’educazione non è individuale ma di comunità”. Il centro interculturale Léghein, appendice di Cieli Aperti, nasce nel 2006 come “luogo d’incontro e di dialogo tra le persone” (ABC- Inizio di una storia, 32). Chi frequenta l’associazione, così come molte attività ludiche che offre la chiesa, sono di fatto per lo più stranieri – nigeriani, cinesi, pakistani, coadiuvati da mediatori culturali in lingua urdu e mandarino. Cieli Aperti è dunque divenuta un punto di riferimento nel quartiere, in particolare tra le famiglie di immigrati: non un servizio di prima accoglienza, bensì l’essenziale lavoro sul territorio di cui hanno una disperata necessità quartieri come il Soccorso. E le attività educative e ludico-motorie offerte per i ragazzi (gratis o a costi minimi) vengono incontro soprattutto alle esigenze delle nuove famiglie residenti nel quartiere.

Parlo con Sandra Ero, nigeriana, tre figli in età scolare. Sandra è altissima e ha un bel viso incorniciato da dreadlock lunghissimi. Qualche anno fa ha conosciuto Veronica Ramponi, figlia di Livia, nella piazza davanti alla chiesa. Erano entrambe incinta, hanno cominciato a parlare. Così Sandra è venuta a conoscenza dei servizi di recupero scolastico e con i figli ha cominciato a frequentare l’associazione. Parlando con Sandra, Veronica si è resa conto delle esigenze di un supporto educativo per i genitori stranieri, il che ha comportato un potenziamento dei corsi di italiano presso l’associazione. La conoscenza della lingua come fondamentale strumento per la comunicazione tra le persone, perché come diceva don Milani, “ogni parola che non impari oggi è un calcio in culo domani” (citato anche in ABC- Inizio di una storia,p.34).

Tramite Sandra, altre mamme nigeriane e marocchine sono state coinvolte. “Gli faccio pubblicità”, mi dice la donna ridendo. “Ci siamo messi a insegnare alle mamme a fare i compiti con i bambini (…) per recuperare il ruolo genitoriale”, dice Veronica che gestisce i social e le risorse di Cieli Aperti. Sandra, d’altra parte, aveva bisogno di un lavoro ed è stata assunta dall’associazione per fare le pulizie. Lei vive con la famiglia nel palazzo che ospita TV Prato. A Sandra piace il quartiere. “Mi sento libera e poi lavoro proprio qui e non devo prendere l’autobus. Ho tutto vicino [al Soccorso]”. Sandra non ha la macchina, ma può arrivare ai negozi africani del centro in pochi minuti.

Ultima di sei figli, Sandra è arrivata in Italia a 19 anni per sfuggire alla povertà. “Mia madre è orgogliosa di me”, dice la donna, l’unica della sua famiglia ad essere emigrata in Europa. Quando può, manda dei soldi a casa, in Nigeria. “Per mangiare”, precisa. Prima della pandemia, i corsi di italiano erano frequentati anche da una ventina di donne pakistane che in genere arrivavano “con i bambini piccoli, dopo aver lasciato gli altri alle Collodi. Tutte col burka”, precisa la Livia.

Cieli Aperti, di fatto, non si è fermata durante il lockdown. Tutt’altro. Ha organizzato video-incontri di psico-educazione e supporto psico-emotivo settimanali con le ragazze e i ragazzi e con le famiglie, un importante sostegno in un periodo difficile, specie per gli studenti delle scuole superiori – l’associazione gestisce lo sportello di ascolto al Dagomari, istituto tecnico e professionale dove il 44% degli studenti sono di origine straniera (145 su 329). Per Sandra è stata dura gestire i figli: aveva problemi di connessione e all’inizio non riusciva a mandare i compiti. “Chiamavo anche 4-5 volte al giorno”, dice Sandra. “Li ho fatti impazzire!” Sandra mi racconta che ha anche rifiutato il tablet che la scuola avrebbe fornito. “Perché ci sono le regole… Qualcosa che è tuo fai quello che vuoi, ma anch’io non sono brava con questi computer. Se si blocca, io penso sia rotto e mi agito. Per paura di rompere il tablet, Sandra ha preferito “fare tutto col suo cellulare”. A casa si erano organizzati così: la mattina facevano i compiti i due figli maschi mentre dopo le due ci si metteva la bambina. “C’era poi una mamma che veniva a portarmi le fotocopie dei compiti a casa”, continua. La didattica a distanza (DAD) ha forzato anche lo staff di Cieli Aperti ad inventarsi nuovi modi per raggiungere la propria utenza. “Il lockdown ha slatentizzato ciò che era latente”. In tanti hanno sofferto di “ansia, ipocondria, insonnia, difficoltà di concentrazione,” mi dice Alessia Facchini, psicologa dell’associazione. Abbiamo svolto incontri di psico-educazione volti a prevenire sintomi da post traumatic stress disorder. Al Soccorso, dove lo spazio verde e condominiale è scarso o assente, tali servizi durante l’emergenza sono stati ancor più preziosi. “Per molti, l’unica fuga dagli appartamenti, spesso piccoli, erano i garage”, continua Facchini. Anche la Polisportiva Il Sogno, le cui attività sono satellitari a Cieli Aperti, ha continuato a offrire corsi di karate e pallamano a distanza.

Quest’estate il GREST (gruppo estivo) è ripartito, sebbene in versione assai ridotta, ma l’associazione, che conta oltre venti dipendenti part-time, sta pensando ad una riduzione del personale. Per Livia questa è anche “una sfida a reinventarsi”, un qualcosa che costringerà Cieli Aperti a “fare scelte di campo”, nonostante ammetta che si tratti certamente di una battuta di arresto su certi fronti.

“L’anno scorso oltre venti bambini cinesi hanno partecipato al GREST in un esperimento di integrazione unico in città e forse in Italia”, mi dice con orgoglio. L’associazione si avvale di Simona Di Rubba, coordinatrice didattica dell’L2 e di Xu Liping, una mediatrice cinese”. Ma Xu Liping è rimasta bloccata in Cina per via della pandemia e nonostante abbia continuato a fare mediazione via Skype, “con i cinesi chiusi in casa da fine febbraio”, quest’estate solo 4-5 ragazzini hanno continuato a frequentare. Per questo, anche Di Rubba teme che tanto del lavoro fatto vada perso.

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Il progetto “La città continua“, elaborato da da CUT Circuito Urbano Temporaneo, Ricilclidea e dal Servizio politiche giovanili del Comune di Prato è finanziato dalla Regione Toscana sul DD relativo agli interventi sulla sicurezza urbana integrata.