Per Natale voglio un concerto. Andrebbe bene anche uno spettacolo, ma sarebbe davvero gradito un concerto. Anche breve, anche all’aperto, anche solo mezz’ora di musica ben distanziata, basterebbe.

Perché hai voglia i dischi, i video, le playlist o la filodiffusione natalizia. Quello che manca è l’attimo irripetibile in cui sta per cominciare una canzone e guardando negli occhi i musicisti capisci che vi state chiedendo la stessa cosa: se le note che stanno per suonare saranno capaci di scuoterti, di farti intuire nuovi significati o se, addirittura, riusciranno a illuminarti nel modo inspiegabile e al tempo stesso così familiare che solo la musica sembra capace di innescare.

Voglio un concerto. Voglio sentire i bassi nello stomaco, voglio vedere il sudore e le smorfie, e voglio mugulare un pezzo giusto per poter pensare che c’ero, anche se il concerto non era poi granché. Per Natale voglio un concerto per tornarmene a casa e pensare d’essermi arricchito ancora. Mica tanto, giusto un grammo in più da contrapporre a questa devastazione dei sensi e delle sensibilità che ci pesa addosso.

Possibile tutto questo sia così superfluo?

Mentre ci accalcheremo per i regali di Natale, proviamo a pensare a un concerto. Anche breve, anche all’aperto e ben distanziato.

Che regalo, sarebbe.

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