ayx

Mi arriva un messaggio da Luca Taiti, DJ e attore pratese, nonché stimatissimo cultore dei nostri anni 70. Il messaggio riporta una copertina di un 45 giri, “Ayx teca” degli Ayx. E mi chiede: “Cosa sai di loro? Erano pratesi, vero?”.
Degli Ayx si sa poco e nulla. In rete non si trova nulla se non alcuni frammenti sparsi in varie pagine biografiche, ma nessuna pagina ufficiale e nessuna storia del gruppo. Sì, erano pratesi, questa è l’unica cosa che mi sento di affermare. Ma cerchiamo di capirci qualche cosa, rimettendo insieme tutti i frammenti che si riescono a trovare.

Innanzitutto l’anno. Siamo alla fine degli anni ’70. Il periodo è quello della discomusic. John Travolta versione Tony Manero era arrivato da noi l’anno prima, giusto in tempo per generare i primi cloni. Da noi nelle discoteche in quel periodo va molto il rock’n’roll acrobatico, una sorta di danza muscolare che ha dei veri e propri campionati e delle esibizioni in discoteca tra il senso del ritmo e l’esercizio fisico. Esistono due eroi di questo sport da discoteca, che rispondono al nome di Rodolfo Banchelli e Sara Biccica, campioni mondiali di tale disciplina e protagonisti di un film che tra Prato e Firenze incassa tantissimo. Si chiamava “Rock’n’roll” anche se con il rock’n’roll vero e proprio non c’entrava niente. Era la storia di Ornella e Rodolfo, una coppia di giovani che amano esibirsi in competizioni di ballo rock’n roll. Ornella, gelosa del comportamento del fidanzato con i suoi amici scioperati, vorrebbe lasciarlo, ma la possibilità di vincere insieme un ambito titolo la farà desistere. La nostra “Febbre del sabato sera”, insomma. Ed è proprio nella colonna sonora di questo film che fanno la prima apparizione gli Ayx, con il pezzo “Ayx-teca”. Il loro primo 45 giri. Il pezzo racconta di un approccio di una lei ad una lei in discoteca, ma la lei approcciata si arrabbia (“prima o poi ti spacco tutta”) e dice di preferirle un lui (“Dici che sei innamorata / È la stessa situazione mia / Sono anche io innamorata / Ma è maschio lui / Lui è maschio!”). Alla faccia dei movimenti LGBT+, si direbbe oggi. Ma erano altri tempi, e certe tematiche in canzone si toccavano solo con questa superficialità. Però sul pezzo del lato B, intitolato “Ayx incontro due” lei sembra ripensarci e darle qualche possibilità, anche se la situazione non è chiara. Il disco non riporta nessuna indicazione, se non i titoli dei brani, il fatto che si tratta della colonna sonora del film “Rock’n’roll” e la dicitura “Ayx non è un ufo”. Cosa significa ancora non lo sappiamo. Poi arriva Sanremo del 1979.

Il Sanremo del 1979 è un’edizione sottotono, vinta da un tale Mino Vergnaghi che poi finirà in tarda età a fare il corista per Zucchero. Nella prima serata partecipano gli Ayx. E qui sta il mistero, e la trovata – e finalmente si capisce il perché di quell’affermazione sul disco: non si tratta di umani, ma di astratte entità astrali. Il gruppo si esibisce completamente coperto da una calzamaglia di colore nero, che copre loro anche la faccia, lasciandone scoperti solo gli occhi e la bocca. Una cosa pressochè inguardabile, ma che testimonierebbe il fatto che loro non sono umani, né degli UFO (non dimentichiamoci che l’Ufologia è una pseudoscienza che nel 1979 prende piede a livello mainstream, tanto che Giorgio Gaber la inserisce anche in “Quando è moda è moda” nel catalogo delle mode inutili in coda al pezzo) ma sono, appunto, degli Ayx, una nuova forma di vita arrivata sulla terra verosimilmente al solo scopo di far ballare.

Il pezzo sanremese si chiama “Ayx disco”. Si tratta di discomusic di buona fattura, con un ritornello accattivante quanto basta (“Buio non sarà più / quanti fiori laggiù”). I nostri si esibiscono sul palco dell’Ariston accompagnati dal un gruppo di ballerini di rock acrobatico (probabilmente quelli del film di cui sopra, anticipando di quasi 40 anni la vecchia che balla dello Stato Sociale) ma non arriveranno in finale. Però si guadagnano quel po’ di promozione TV che Sanremo garantisce, e appaiono a Discoring, Superclassifica show, Domenica in. Sempre inguainati in quelle calzamaglie nere che fanno quasi paura. E nelle brevi chiacchiere televisive prima di cantare il pezzo ripetono sempre e solo che “Ayx non è un ufo”. Frase che campeggia anche nella copertina del secondo 45 giri sanremese in questione, in diagonale, con un lettering che oggi fa molto modernariato grafico. I due pezzi si chiamano “Ayx disco” e “Ayx ritmo”. Un gruppo che almeno nei titoli dei pezzi ha un culto della personalità sfrenato.

Un’altra cosa che è presente nelle copertine dei dischi è la scritta “Fantasy rock”. Cosa significhi, oggi, lo si ignora. Forse era il genere musicale che il gruppo dichiarava di fare. Una sorta di rock da ballare, un ibrido tra disco music e rock. In realtà di innovativo c’era ben poco, si trattava di brani funky con un bel giro di basso e dei testi in italiano senza grandi pretese. La trovata era tutta nella fantascientifica veste che il gruppo si dava (e anche qui non erano soli, se pensiamo ai coevi Space, o ai Rockets). La storia del gruppo potrebbe finire qui. Oltre questi due 45 giri si narra di un album (il gruppo incideva per la EMI, una multinazionale) ma io non l’ho mai visto, né all’epoca né alle fiere del vinile nei quaranta anni successivi. Esiste davvero?

L’unica cosa di cui sono certo, dicevo, è che sono pratesi. Da cosa lo si capisce? Chi si celasse dietro quelle calzamaglie nere, non c’è scritto da nessuna parte. Però anni dopo Gloria Nuti (cantante e autrice pratese, autore del brano di Bocelli “Il mare calmo della sera” e protagonista in prima persona di un Sanremo dieci anni dopo con “Bastardo”) ha inserito quei dischi nella sua discografia, ammettendo di fatto di essere lei la cantante misteriosa. Poi, i primi due pezzi sono firmati Galardini. Il cognome rimanderebbe a Riccardo Galardini, chitarrista pratese che ha lavorato alle colonne sonore di Francesco Nuti, ai dischi e ai live di tutta la banda Bigazzi (Tozzi, Masini, Vallesi) ed è diventato il chitarrista degli ultimi dischi e degli ultimi tour di Ivano Fossati. Il secondo 45 giri è firmato con uno pseudonimo, Wason. Da RateYourMusic però si evince che questo è uno pseudonimo di Riccardo Galardini: ecco la conferma. Il primo gruppo di Riccardo Galardini si chiamava Axiandra, tutto composto da musicisti pratesi: era un gruppo prog e con la discomusic non c’entrava nulla. Secondo me è andata così: Moreno Polidori, produttore discografico dell’epoca, manager di ballerini di rock acrobatico (ecco il cerchio che si chiude) nonché editore di una pubblicazione che in toscana vendeva migliaia di copie ogni settimana (il Tascabile TV) lo convince a convertirsi a qualcosa di più leggero e a passare da Axiandra ad Ayx. Chi siano gli altri componenti non è dato saperlo. Si sa che qualcuno degli Axiandra c’era: nella biografia di Alessandro Cavicchi, pianista pratese e insegnante di estrazione classica, si legge ” (…) lasciati giusto in tempo gli Axiandra nel 1978, mentre nel 1979 la band sbarca al Festival di San Remo (…)”. Il riferimento è chiaramente agli Ayx. Ma la formazione della band non è indicata da nessuna parte in rete.

Concludo questa non-storia investigativa musicale con un ricordo personale. Avevo dieci anni, avevo scoperto gli Ayx a Sanremo e un po’ mi intimorivano, con quelle calzamaglie nere. Però avevo comprato i dischi, e quelle canzoni le ho canticchiate per un bel po’. All’epoca facevo judo, e ci andavo da solo in autobus (all’epoca si poteva). Alla fermata dell’autobus c’era sempre una ragazza più grande che mi incuriosiva, vuoi per le cose che raccontava vuoi per l’ormone che un po’ iniziava ad affiorare. Affisso al muro accanto alla fermata c’era un manifesto che diceva che gli Ayx sarebbero stati ospiti di una serata al Joy Joy di Pratilia. Le dissi che il gruppo mi piaceva un sacco, e che avevo i dischi. “Lo sai – mi disse – io so chi sono: sono tutti di Prato, mio fratello li conosce”. All’epoca mi sembrò una bufala buttata lì per impressionare un bambino sprovveduto. Figurati, io li avevo visti in televisione. Non le credetti per nulla.
Ora so che aveva ragione lei.