Prato: il disagio sociale in centro storico nel 2016

Il disagio sociale in centro storico nel bilancio di un anno di attività dei mediatori del progetto "Noi".

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Mensa La Pira - Prato

Uomo tra i 40 e i  50 anni, che per qualche ragione ha tagliato i ponti con la famiglia, perso il lavoro e quindi la casa e l’autonomia, per poi incontrare una qualche forma di dipendenza, il più delle volte legata all’alcol.

E’ questo, a grandi linee, l’identikit della marginalità tracciato nel 2016 dal progetto “Noi” in quel grande triangolo compreso tra la stazione Porta Al Serraglio, la stazione centrale e la mensa La Pira come vertice.

Se il progetto “Outsiders” affronta il tema della sicurezza sanitaria legata alle tossicodipendenze, il progetto “Noi” affidato alla cooperativa “Pane e Rose” e all’analoga fiorentina “Il Cenacolo” si occupa di mediazione dei conflitti e della prevenzione della marginalità. Operatori di strada che tre volte a settimana, nel 2016, hanno ascoltato problemi e lamentele di comitati e residenti, individuato casi di disagio sociale e quando è stato possibile avviato queste persone verso i servizi sociali.

Disagio sociale in centro storico

Nel 2016, poco più di cento persone sono state intercettate dai mediatori e inserite avviate, attraverso un percorso personalizzato, ai servizi che di volta in volta si rivelano prioritari: rinnovo documenti d’identità (18 persone), assistenza sociale (19), centro per l’impiego (11), alloggi (16), Usl (11), mensa (10), nuovi contatti associativi (37), corso italiano per stranieri (6), Caaf (15), avvocati di strada (16), ufficio immigrazione (35).

Sono più stranieri (51%) che italiani (49%), con un elevato numero di donne (40%) e soprattutto alla mensa La Pira, vero termometro del disagio in centro storico, ci sono anche alcuni nuclei familiari (7%).

Gli italiani che vivono in situazioni di disagio in centro storico sono soprattutto persone tra i 51 e i 60, ma tutte le fasce d’età sono ben presenti.

Tra gli stranieri invece, ne sono stati registrati di provenienti da mezzo mondo, invece l’età si abbassa in modo considerevole.

Mediazione e cittadinanza

Un’altra attività degli operatori di strada del network “Pane e Rose” + “Il Cenacolo” è quella di allentare tensioni soprattutto ascoltando le persone che vivono e operano nel territorio di riferimento.

In un anno i mediatori del progetto “Noi” hanno preso contatto con Emmaus (21 volte), cooperativa Cat (28), spazio AUT (39), uffici comunali (157 volte), mensa La Pira/San Vincenzo/Parrocchia Mercatale (130), Caritas (25), Cooperativa Eccoci (17), Consorzio Il Serraglio (24), genitori della Passerella (24), Condominio Lippi (67), Quelli di piazza Ciardi (235), Associazioni varie come Emergency, Santa Rita e Legambiente (122).

L’attività di mediazione si è concretizzata soprattutto sui rapporti tra bar Andrei e Condominio Lippi, tra il market di via Bologna 62 e i residenti della zona, tra i frequentatori del playground del Serraglio e gli abitanti della zona.

Il futuro del progetto “Noi”

“Il progetto Noi continuerà anche nel 2017 e nel 2018, forse anche nel 2019 – ha spiegato il vicesindaco Faggi – nel 2016, rientrando nel progetto Prato della Regione, l’attività di mediazione di strada è stata finanziata con 16 mila euro. Quest’anno, e anche l’anno prossimo invece, il progetto “Noi” rientrerà nel progetto “Stazioni” della Regione e sarà finanziato con 60 mila euro l’anno”.

Tossicodipendenza

L’attività di osservazione dei mediatori di strada ha permesso anche di tracciare un quadro dinamico della situazione su spaccio e tossicodipendenti. “La nostra presenza sul territorio ci ha permesso anche di individuare e comprendere dinamiche legate allo spaccio e alle tossicodipendenze – ha spiegato Andrea Ricotti della cooperativa Il Cenacolo – che abbiamo segnalato sia alle autorità che ai mediatori del progetto “Outsiders”.

Il progetto “Noi” ha quindi tenuto traccia della presenza di tossicodipendenti in centro storico, certificando l’andamento di un fenomeno che dal famoso servizio delle Iene ha cambiato faccia più volte ma sempre allontanandosi dal centro storico. Fermo restando, hanno spiegato gli operatori, che “le problematiche legate alla spaccio e al consumo non appaiono risolte ma spostate verso luoghi meno centrali e quindi, al momento, meno visibili“.

“Il numero dei consumatori è andato progressivamente a calare durante il corso dell’anno (a gennaio erano 600 unità ndr) – si legge nella nota – a febbraio è passato a 165, con una presenza più o meno stabile fino a maggio, quando è risalita a 229, e a giugno-luglio, quando ha raggiunto un nuovo apice di 273, per poi riscendere a 97 in agosto, 184 a settembre, 123 ad ottobre, 52 a novembre e 39 a dicembre”.