Shel Shapiro e l’OMA in concerto nel carcere di Prato. Le foto

Il mix di culture e sonorità provenienti da tutto il mondo dell'orchestra multietnica d'Arezzo ha accompagnato Shel Shapiro in un gran bel concerto in carcere a Prato.

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“Se cercate in ogni sguardo dentro a un muro di cartone, troverete tanta luce e tanto amore”. Con la sua più celebre – e bella – canzone “E’ la pioggia che va”, un commosso Shel Shapiro ha concluso il suo concerto nel carcere di Prato, accompagnato dall’orchestra multietnica di Arezzo.

Un incontro davvero bizzarro, influenzato dalle varie etnie e culture che compongono l’ensamble diretto da Enrico Fink, che da dieci anni propone un repertorio che spazia dalla tradizione araba a quella ebraica, dal Mediterraneo all’est Europa al Bangladesh, alla taranta pugliese, offrendo al pubblico una vera e propria festa di suoni e colori. Tra un pezzo della tradizione albanese, libenese e russa, lo storico frontman dei Rokes ha proposto i suoi brani più celebri come “Bisogna saper perdere” o “Ma che colpa abbiamo noi”, completamente rivisitate.

Ecco alcuni estratti ripresi da Tv Prato.

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