“Sono convinta che le fotografie parlino da sole, ma qualche volta una piccola introduzione aiuta a capire il contenuto di ciò che si ha di fronte. Quest’estate ho deciso di investire parte del tempo delle mie vacanze in una missione umanitaria, decidendo in 10 ore di partire, ritrovandomi con un biglietto aereo per Calcutta, praticamente senza rendermene conto.Perché l’ho fatto? Me lo sono chiesto anch’io, più volte, nel periodo tra l’acquisto del volo e l’arrivo in India. Sicuramente ci sono stati diversi elementi che hanno fatto sì che scoprissi e accettassi un’opportunità come questa: un “incontro” casuale su Facebook con l’organizzazione V.I.D.A (a dimostrazione del fatto che se usato in maniera adeguata è uno strumento utile alla diffusione di progetti e lavori interessanti); poi la mia implacabile smania dopo un anno fatto di ricerche per qualcosa che non sapevo bene cosa fosse, la predisposizione naturale ai colpi di testa improvvisi, e infine l’opportunità di unire l’esperienza di un viaggio (diverso dal solito) con la fotografia. Ci sarebbe tanto da dire, e forse prima o poi ci sarà modo di farlo, ma per il momento credo sia importante dire che mi sono sentita egoista nella decisione presa, perché sono partita principalmente per me stessa, con l’idea o almeno il desiderio di cercare e trovare qualcosa di cui avevo bisogno. Questa spinta egoistica mi ha però permesso di entrare in contatto con una realtà cruda, per certi versi spietata, ma piena di bellezza e di solidarietà. Il lavoro svolto al fianco degli altri volontari è stato incredibilmente emozionante e tornare a casa è stato più difficile del previsto. Il progetto per l’inverno è far sì che la prossima estate possa tornare di nuovo lì. L’egoismo non è sempre negativo!”

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