Il cinema americano sta vivendo un ottimo periodo. Ce lo hanno dimostrato un gruppo di film convincenti quando non entusiasmanti, casualmente usciti tutti in questo piovoso inizio d’anno. Lo splendido, nuovo film dei Coen, A PROPOSITO DI DAVIS è il film della settimana. Vagamente ispirato alla figura del folk singer David Kenneth Ritz “Dave” Van Ronk, è un’elegia musicale struggente e malinconica e insieme una raffinata commedia filosofica (una sorta di versione “in minore” di A Serious Man, per restare nell’ambito dei paragoni musicali), ultimo tassello che pone i Coen tra i principali eredi degli Wilder e dei Lubitsch. Un merito in più: rendere sopportabile persino Carey Mulligan. Correte al cinema!

ROBOCOP è un onesto remake vedibile soltanto per chi non conosce l’originale. Finito inizialmente nella mani di Aronofsky che probabilmente ne avrebbe tirato fuori una cacata di dimensioni maggiori, il progetto è stato portato a termine dal mestierante José Padilha, regista di Tropa de Elite, chiamato da Hollywood a rinnovarne il look all’epoca di supereroi. Il problema di fondo è la carenza di sangue, in misura infinitamente minore del prototipo, e la sostanziale mancanza della carnalità di Verhoeven, unico regista capace di misurarsi con la fisicità dei corpi al pari di David Cronenberg.

Divertente e ruffianissimo l’italiano SMETTO QUANDO VOGLIO, una sorta di Ocean’s Eleven vs Breaking Bad in versione italica, con l’idea buona, ma a dire il vero non originalissima, di un gruppo di laureati precari che piuttosto che fare la fame o fuggire all’estero mettono insieme le proprie competenze per mettere su una banda di criminali. Regista esordiente, cast di “giovani” da Libero De Rienzo, sempre ottimo, a Battiston, da Edoardo Leo alla Solarino, con l’aggiunta di varie facce da Boris, grande voglia di rottamare le commedie con Bisio e i cinepanettoni. Certo è roba fighetta, alla Guy Ritchie, figlia del post-tarantinismo più facile e più vicina al mondo delle serie tv che al grande cinema, ma non possiamo non augurargli il successo per gli elementi di novità che porta con sé.

HANSEL E GRETEL E LA STREGA DELLA FORESTA NERA. Dopo il successo di Hansel e Gretel – Cacciatori di Streghe arriva in Italia questa nuova sotto-versione della celebre fiaba, che non c’entra nulla col film con Jeremy Renner. L’idea è buona, quella di adattare la fiaba al genere “teen slasher”, con le droghe leggere al posto dei dolci e la strega che è la migliore spacciatrice della città. Fosse finita in mano a Seth Rogen o James Franco ne sarebbe uscito fuori un “marijuana movie” divertente, così è un horror all’acqua di rose che spacca le palle dopo venti minuti. La strega ha le fattezze rifattissime di Lara Fynn Boyle (sì proprio l’ex star di Twin Peaks).

Le fan dell’ex bellissimo di Hollywood Robert Redford, sempre fico per l’età che ha nonostante i capelli di un colore non esistente in natura, non possono perdersi ALL IS LOST – TUTTO E’ PERDUTO, dove il nostro è un uomo solo, su una barca in balia delle onde in mezzo all’Oceano. Opera seconda, dopo il sottovalutato Margin Call, del talento emergente J. C. Chandor è principalmente un esercizio di stile, riuscito. Senza dialoghi, con un unico, grande attore, un rispetto quasi totale dell’unità di luogo e tempo e una tensione quasi herzoghiana. Positiva l’assenza di spiegoni o temi altisonanti. Promosso.

KHUMBA – CERCASI STRISCE DISPERATAMENTE non è il biopic su un cocainomane afroamericano, ma un cartoon sudafricano su una zebra anomala, a cui mancano metà delle strisce.
Mediamente divertente, per fortuna senza doppiatori molesti anche nella versione italiana, meno scatenato rispetto ai vari Madagascar, di cui non è uno spin off come potrebbe far sembrare la distribuzione italiana e i continui plagi degli autori.

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