L’incontro con l’urbanista Bernardo Secchi e l’assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Torino Ilda Curti si terrà oggi pomeriggio alle 17 al circolo Curiel di via Filzi. L’incontro porta il titolo “Per un’idea di città” e sarà in diretta streaming su Radiospin e su Twitter seguendo l’hashtag #macrolottozero.

 

Per un’idea di città

Il governo integrato delle politiche urbane costituisce la principale leva a disposizione dei comuni per promuovere progetti di sviluppo della città. Le politiche urbane riguardano tanto la trasformazione fisica della città e dei quartieri, quanto i cambiamenti che avvengono sia sul piano sociale, che su quello economico.

Il problema che si pone per il futuro di Prato è questo: quale il progetto di sviluppo che guiderà in futuro la gestione della trasformazione della città?

  • Percorreremo, come è avvenuto le troppe volte che si è derogato dal piano, la strada delle varianti urbanistiche tese ad assecondare posizioni di potere, privilegi e con questi l’arbitrio?
  • Proseguiremo verso la direzione della separazione sociale, etnica e generazionale?
  • Procederemo verso un governo integrato delle aree e zone produttive ovvero verso un nuovo modello di sviluppo economico manifatturiero e terziario? Includeremo maggiormente, nella politica economica della città, le generazioni più giovani, le cui competenze e capacità sono ancora poco utilizzate nelle imprese e nelle istituzioni locali?
  • Apriremo alle dinamiche globali e alla diversità (elementi, occorre ribadirlo, che ricorrono nella storia della città di Prato e che sono parte integrante della cultura locale), oppure ci rinchiuderemo in un patetico, quanto immaginato passato, che spesso si riduce a mero provincialismo?

Questi interrogativi rappresentano solo alcune delle possibilità che il gruppo dirigente della città avrà di fronte, altre riguardano l’uptrading del sistema produttivo locale, nella direzione dell’innovazione tecnologica e dell’internazionalizzazione.
Sono tutti temi che hanno una stretta relazione con la trasformazione della città. Se gli interessi privati sono stati capaci – con la complicità dei governi locali – di creare una delle zone di segregazione più ampie e consistenti in Italia (pensiamo al Macrolotto 0), occorre che il progetto pubblico per il futuro della città di Prato sia in grado di orientare gli investimenti e i progetti privati in una direzione ben precisa, utilizzando tutte le leve delle politiche integrate.

Occorre volere una città e rifiutarne un’altra, come scriveva Aldo Rossi (1966), scegliere la diversità, l’apertura al mondo e l’innovazione e, al contempo, contrastare la separazione, le rendite di posizione e gli interessi particolari; una scelta che dovrebbe essere più consapevolmente politica.

A breve le Regioni italiane, lo Stato e l’UE torneranno ad occuparsi di città e innovazione nel quadro della politica di coesione europea. L’esperienza della progettazione integrata, che si concentra in un territorio limitato ed intorno a pochi e chiari obiettivi, è una delle modalità che saranno promosse dai Programmi Operativi dei fondi comunitari, l’unica fonte di investimento per il territorio toscano.

Nel recente passato, Prato (la Giunta Cenni) ha rinunciato con miopia all’utilizzo di questi fondi e non ha saputo ripetere l’esperienza positiva trascorsa, quando proprio grazie a questi fondi Prato è riuscita a realizzare importanti opere come: l’Interporto, l’Acquedotto industriale e il sistema di depurazione della acque, il consolidamento delle aree produttive e il recupero di edifici e spazi pubblici del centro storico.

Occorre dunque ripensare la strategia dello sviluppo locale anche a partire da una riflessione aperta alla critica delle esperienze recenti del governo locale, sia di centro sinistra che di centro destra.

Abbiamo promosso questa iniziativa perché:

1. Pensiamo sia necessario individuare nelle politiche urbanistiche lo strumento decisivo per impostare in modo nuovo il governo della questione migratoria a Prato.

Negli ultimi vent’anni le trasformazioni economiche e sociali che hanno interessato la città sotto la spinta dei flussi migratori sono state governate con scarsa o nessuna efficacia.

Per molto tempo le amministrazioni di centro-sinistra hanno affrontato tali trasformazioni confidando in modo pressoché esclusivo nella capacità adattiva – ritenuta inesauribile – del modello distrettuale. Consegnando alle dinamiche di mercato il compito di ridisegnare lo spazio urbano, quelle amministrazioni si sono di fatto private della possibilità di azionare lo strumento più incisivo a loro disposizione per orientare gli enormi cambiamenti che si stavano dispiegando.

Il cambio di maggioranza alla guida del governo cittadino verificatosi nel 2009 non ha prodotto alcuna discontinuità in termini di efficacia regolativa e di governo del fenomeno migratorio, non potendosi certo considerare efficace la esasperata concentrazione dell’azione amministrativa sul versante repressivo.

La strategia dei blitz, proprio in quanto ostinatamente e propagandisticamente orientata a isolare un segmento etnicizzato e decontestualizzato della filiera (la singola impresa cinese), è servita ad acquisire consenso a breve termine, ma si è rivelata strutturalmente incapace di intervenire sui nessi che legano modello produttivo cinese, competizione globale e logiche spaziali d’insediamento.

Né la delega al mercato, né l’azione repressiva hanno funzionato. Ripensare gli strumenti con i quali si vuole intervenire sulla questione migratoria significa dunque riattivare il dibattito sulle politiche urbanistiche e sulla gestione del territorio;

2. Pensiamo che politiche urbanistiche adeguate siano quelle capaci di cogliere l’interdipendenza dei processi e la complessità dei problemi: no alle politiche al servizio della rendita immobiliare. Coniugare politiche urbanistiche e tematiche migratorie significa, per noi, intendere la città come un organismo articolato composto di parti interagenti, e non come una sommatoria di porzioni di territorio sulle quali intervenire con la logica puntiforme del “progetto”.

Questa strategia “spot” e del “caso per caso” appare pericolosamente a portata di mano quando s’interviene su questioni che nel dibattito pubblico vengono presentate come frammenti separati dal resto del tessuto urbano (è il caso, manco a dirlo, del dibattito sul Macrolotto 0). E’ forte il rischio che a partire da questi presupposti si finisca per privilegiare azioni ad alto contenuto simbolico, ma con ridotti benefici per l’interesse pubblico, specie se l’intervento genera un forte impatto – in termini di rendita – sui proprietari delle aree e degli immobili interessati.

Per rispondere alla logica della segregazione e della chiusura spaziale occorre pensare invece al ben-vivere delle persone che abiteranno gli spazi della città di domani, nelle sue molteplici configurazioni spaziali e d’uso, resistendo a vie di fuga seduttive come quelle legate alla valorizzazione del singolo edifico, o del singolo tratto di strada o nucleo insediativo.

I progetti di “rigenerazione” non devono diventare il presupposto di dinamiche di gentrificazione: quelle dinamiche perverse che da un lato premiano la rendita e dall’altro trasferiscono il problema originario in un’altra parte della città, con esiti complessivamente negativi – dato l’effetto polarizzante sul piano delle dinamiche socio-spaziali (rigenerazione versus espulsione/rimozione).

3. Occorre porsi il problema di quali strumenti politico-amministrativi possono rendere concretamente attuabile un percorso come quello che immaginiamo.

Quali sono gli strumenti organizzativi/amministrativi più efficaci per realizzare un programma d’interventi ispirato ai princìpi di cui sopra – politiche integrate, rifiuto della logica ‘spot’ e della valorizzazione della rendita?

Appare urgente interrogarsi sulle risorse e i mezzi a disposizione della mano pubblica per promuovere interventi efficaci e trasparenti.

  • Quale assetto politico-amministrativo – in termini di coordinamento e distribuzione delle deleghe, rapporti tra organi politici e dirigenza, interazioni con le competenze tecniche interne ed esterne all’ente e con i portatori d’interesse – può assecondare in modo più appropriato il nuovo, auspicabile protagonismo dell’attore pubblico?
  • Come affrontare la prevedibile pressione degli interessi organizzati e della rendita, stante l’asimmetria esistente nei rapporti di potere tra gli attori interessati (migranti, categorie economiche, imprese, proprietari degli immobili, società immobiliari)?
  • Come articolare processi di ascolto e confronto con le parti vive della città (associazionismo, micro-imprenditoria, lavoro cognitivo emergente) senza ripetere esperienze estenuate di finta “partecipazione”?

Fabio Bracci, Luca Bravi, Massimo Bressan, Andrea Valzania, Roberto Vezzosi

#MacrolottoZero

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