La famiglia Aguimar è una famiglia allargata con un gran cuore. La famiglia Aguimar ci ha insegnato cosa significa “accogliere” condividendo con noi la Pasqua come fossimo parte integrante della famiglia.
La più folle della famiglia Aguimar si chiama Rosibel, per tutti Rosi. Quando l’abbiamo incontrata al consolato spagnolo (mentre cercavamo di rifare il passaporto che ci avevano rubato), subito ci ha invitato a casa sua lasciandoci il suo cellulare come contatto, senza neppure conoscerci. E grazie a lei abbiamo vissuto una settimana indimenticabile, proprio per la “Semana Santa” come la chiamano qui, ovvero la nostra Pasqua.

Rosi ha un marito che non vuole stare con lei e un figlio sposato da due anni e già separato di fatto dalla sua moglie perchè probabilmente la tradiva. Rosi vive a fianco della casa della famiglia del marito e non lavora perchè spera di poter andare a lavorare negli Usa da un suo vecchio datore di lavoro. Rosi, a 22 anni con il figlio appena nato e il marito volatilozzato, decise di andare a lavorare negli Usa. Riuscì a ottenere il visto (cosa rarissima) e passó vari anni a lavorare come una ciuca in una fabbrica di confezioni per dieci ore al giorno, in cambio di un pugno di dollari. Tornò a casa con un po’ di dollari, si risposò con il marito (dopo un mese lui era scappato di nuovo), riabbracció il figlio e poi decise di ripartire. Stavolta lavorò come tata in una famiglia guadagnando altri dollari, perció tuttora non sta lavorando ma è riuscita a far andare il figlio all’università di agronomia e tutti sono orgogliosi di questo risultato. Il marito continua a ignorarla e lei continua a vivere a fianco della casa del marito, insieme al figlio in separazione dalla moglie.
Rosi adora ballare, parlare, ridere forte e spettegolare con la sua amica ClaraLuz, per questo tutti le chiamano “chicharras”, il nostro corrispondente di pettegole smaliziate. E quando gli uomini della famiglia se ne vanno, le due amiche iniziano a parlare di come piace fare l’amore a ClaraLuz, ridendo a crepapelle, poi mettono la musica a palla e iniziano a ballare: merengue, baciata, reggeaton, marimba, salsa… di tutto di più!
Rosi ha cinque sorelle (Carla, Cecilia, Mariza, July e una quinta sorella che non abbiamo incontrato) e due fratelli: uno vivo (Luis), che gira con una pistola nei jeans, e uno morto, ucciso dalle pandillas in uno scippo mal riuscito.

Quando siamo arrivati, per il giovedì santo, erano tutti a casa della madre Francisca Ofelia, così abbiamo dormito tutti insieme, nei lettoni matrimoniali distribuiti in due camere. La famiglia ha condiviso con noi tutta la ritualità cattolica pasquale così abbiamo partecipato a processioni e veglie come non avevo mai fatto in vita mia e che non avrei vissuto gironzolando con Damià. Tutti volevano conoscerci e invitarci a casa loro perciò siamo divenuti l’attrazione del villaggio e abbiamo girato varie case mangiando in ogni casa di tutto di più ma soprattutto tanta frutta dagli alberi del giardino.

Le sorelle di Rosi hanno figli con dei mariti fantasma perchè tutto è retto da un matriarcato, come dice Damià, travestito da maschilismo. Le donne instaurano reti sociali, prendono le decisioni in famiglia accertandosi che il marito mangi e lavori per la famiglia. Damià per questo non era molto considerato e veniva fatto accomodare sul divano, sull’amaca, parlando con gli altri uomini con la pistola, io intanto socializzavo con le donne di famiglia e i bambini.
Ovviamente non ci lasciavano cucinare perché eravamo gli ospiti e, usando tutti i verbi all’imperativo, ci dicevano di mangiare, ballare, conoscere nuovi membri della famiglia.

Dopo una settimana con la famiglia Aguimar siamo tornati a Ciudad de Guatemala con tanti bei ricordi e tanti pensieri su quanto sia difficile l’incontro con l’altro. Infatti, nonostante avessimo una cultura latina in comune, ci sono state tante incomprensioni reciproche e ciascuno si è stupito dei comportamenti dell’altro. Noi siamo stati giudicati diversi perchè viaggiamo in bus in America, non abbiamo figli, Damià è ateo e lava i piatti, io non mi trucco e non porto i tacchi e nessuno di noi sta lavorando. Ma reciprocamente ci siamo accettati nonostante non capissimo certe cose dell’altro, apprezzando le diversità e volendoci bene. Adesso abbiamo dei nuovi amici e spero che Rosi possa venirci a trovare quando torneremo in Europa!

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