Un minuto per la pace. L’amministrazione comunale di Carmignano e il Partito democratico locale hanno deciso di organizzare un’iniziativa a effetto per sensibilizzare i cittadini sulla tragedia che si sta vivendo per l’ennesima volta Gaza. Domani sera alle 22, in contemporanea a Seano – dove alla festa del Pd è in programma l’intervista del sindaco di Prato Matteo Biffoni – e a Carmignano – dove la Rocca sarà suggestivo teatro del concerto clou del Festival delle Colline Medicee: Bobo Rondelli che canta Ciampi – risuonerà un momento di silenzio interrotto da una sirena dei bombardamenti aerei e dalla lettura di una poesia, un testo di una canzone di Massimiliano D’Ambrosio, giovane cantautore romano che riporta una lettera scritta alla madre da un soldato israeliano che si è rifiutato di combattere contro i palestinesi.

“Si tratta di un piccolo gesto – ci spiega l’assessore allo sport e alle politiche giovanili, Stefano Ceccarelli, fra i fautori dell’iniziativa – per esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime civili di una guerra, l’ennesima, ingiusta, come ingiusta è ogni guerra. È un atto di condoglianza alle vittime di ogni parte in conflitto, un eterno conflitto che pare non poter avere soluzione. Vogliamo ricordare come sia assurdo morire sia durante i festeggiamenti per la fine della scuola, sia durante una lezione fra i banchi di una scuola. Sono morti assurde, insopportabili e non si può far finta di nulla”.

Questo il testo scelto con l’aiuto di Pratosfera.

Lettera dalla Palestina, di Massimiliano d’Ambrosio, una poesia su quanto scritto alla madre da Moriel Rothman, obiettore di coscienza israeliano

Questo albero che non dà frutti
di un colore vermiglio spento
dove ringhia feroce il vento
e che toglie il respiro a tutti.

 

Questi rami di umiliata pena
io li ho visti, madre, nelle case
dove entro e porto un temporale
che gli occhi dei bambini per sempre farà urlare

 

Ed io entro butto a terra tutto
strillo forte non mi sembro neanche io
questi specchi che distruggo
nel silenzio rumoroso di Dio.

 

Queste lacrime di argilla e fango
questa polvere che elimina i colori
queste donne barcollanti e in terra
me le porto, madre, nei polmoni.

 

Che se è vero che delle mie mani
resterà soltanto un suono
che sia il canto della luna in lontananza
e non il lampo, non la fiamma, non il tuono.

 

Chiudo gli occhi e non sento più niente
rassomiglia il mio rifiuto ad un addio
ed invece, madre, più semplicemente
questo non è il mestiere mio.

 

Questo albero che non da frutti
di un colore vermiglio spento
dove ringhia feroce il vento
e che toglie il respiro a tutti.

 

Foto di Artintifada

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