Ho incontrato il mondo stravagante e colorato dei cosplayer pratesi. Ecco chi sono, cosa dicono e cosa fanno Roberta Martinelli, Lapo Scarpelli, Simone Castelli e Andrea David dell’associazione “Azione Cosplay Prato”.

Allora, prima domanda: cosa vuol dire “cosplay”?

Simone: “Cosplay è una parola inglese derivata dall’unione delle parole “costume” e “play”. In altre parole significa divertirsi interpretando un certo personaggio preferito cucendo o costruendo il suo costume che poi di solito viene vestito alle varie fiere. Il cosplay è nato in giappone, o meglio, la moda del travestirsi è nata lì, poi è stata ripresa dall’America che l’ha resa nota con fiere e grandi eventi e poi è tornata nuovamente in patria. Si possono fare cosplay di anime e manga ma anche di film, telefilm, videogiochi, libri, quello che vuoi. Si possono anche inventare. Il costume comunque si può anche comprare”.

Com’è arrivata in Italia questa moda?

Simone: “In Italia ormai è tanto che esistono i cosplay, circa dagli anni ’90, anche se solo dal ’98 questa moda ha veramente preso piede. Il merito è soprattutto del Lucca comics, la fiera più grande d’Italia e la terza del mondo, e dell’aumento della conoscenza di manga, anime, film, telefilm e videogiochi. Per queste cose ormai c’è una bella attenzione mediatica; ad esempio stanno rimandando tutti i film della Studio Ghibli al cinema, e se cresce l’attenzione crescono anche i cosplay. Ad esempio l’ultima gara al Romics, che è la selezione per i mondiali, è stata mandata su Italia2”.

Quindi più aumenta l’interesse mediatico più aumentano i cosplayer.

Simone: “Sì. Prima quand’ero più piccolo dovevo andare su 7gold o MTV per guardare i miei anime preferiti. Magari passavano Dragonball su italia1 o altri tra i più famosi, ma comunque dovevi guardare la televisione ad una certa ora del giorno per beccarli. Adesso invece anche le televisioni digitali hanno il loro canali dei manga. C’è Kaboom, Manga… insomma su uno dei loro canali per i cartoni ce n’è uno su cui passano qualche anime. Comunque se guardi adesso fiere come il Lucca comics, soprattutto più piccole, ci sono praticamente tutte le settimane”.
Lapo: “Non so quanto abbia influito ma è già due anni che l’Italia ai mondiali si classifica sul podio. L’anno scorso prima, quest’anno seconda.
Andrea: “Ha vinto anche un premio in streaming, cioè la gente votava in diretta su internet la scenetta che veniva presentata. Magari non è questo che cambia le cose, ma è comunque un segno”.
Simone: “Comunque negli anni del Premio Mondiale di Cosplay l’Italia è stata tra le prime nazioni ad entrare nel premio mondiale e l’ha vinto 4 volte”.

Siamo dunque prestigiosi.

Lapo: “Il cosplay italiano è piuttosto rinomato. La cosa particolare in Italia sono le gare cosplay. Di diverso dalle altre parti c’è che oltre che a portare il tuo costume puoi anche portare una scenetta del personaggio che interpreti, oppure puoi anche inventartela, basta che sia plausibile e attinente.
Simone: “In Italia la scenetta è quasi obbligatoria, in altri stati invece le gare consistono in semplici sfilate; i cosplayer sono bravissimi, di altissimo livello, però lì, a differenza del nostro paese, è più importante il costume della scenetta, la cosa è più statica”.
Lapo: “Ad esempio la Russia ha vinto lo scorso mondiale con una scenetta comica, e ci vuole tanto coraggio per portare una scenetta comica ai mondiali, inventata per giunta”.
Simone: “Ci vogliono due noci in questa maniera”.

Com’è nata la vostra passione? E da quanto tempo fate cosplay?

Andrea: “Io saranno ormai 4 anni che ho iniziato. È stato un po’ difficile all’inizio visto che venivo da un paesino di campagna. Mantova è sì una grande città, ma non c’è niente intorno e di fiere non ne fanno mai. Le prime volte dovevo sempre prendere treni e fare uno due cambi, anche solo per andare a Bologna o a Brescia. Mi ha fatto iniziare una mia amica, un po’ per gioco, sono andato alla fiera di Mantova che è comunque una fiera discreta nel nord Italia. Lì è nata la mia passione. Il mio primo raduno poi fu a Parma, lì ho conosciuto un ragazzo toscano e adesso vivo e faccio l’università qua. Ai tempi era un po’ uno sfogo contro la monotonia e la tristezza della città. Era un’avventura prendere un treno la mattina e conoscere gente a random da Trieste, Modena, Milano… in più vedere i miei personaggi prendere vita, cucirli con calma, insomma, piace. In sintesi “Andrea Campagna solitudine cosplay”.
Lapo: “Io con il Lucca Comics di quest’anno saranno 5 anni che faccio cosplay. È iniziato tutto con un’idea piuttosto a caso. Io e i miei amici vedevamo sempre gente che si vestiva in questa maniera durante il Lucca comics e ci siamo detti “lo fanno in tanti, facciamolo pure noi”. Così abbiamo fatto il nostro costume e ci siamo andati alla fiera successiva. Poi da quando sono entrato in Azione Cosplay nel 2010 ho iniziato a farne qualcun altro in più e a lavorarci più seriamente”.
Simone: “Io ho iniziato il 27 agosto del 2011, in realtà prima sono entrato in Azione Cosplay e poi ho iniziato a fare cosplay. Frequento il Lucca comics dal 2005 e da sempre mi sono sentito un po’ meno libero di queste persone con questi costumi. Io mi divertivo, sì, facevo foto e frequentavo gli stand, ma non mi sentivo così a mio agio. Quando Lapo mi ha detto che sarebbe entrato in Azione Cosplay io sono andato a vederli ad una fiera. Al che ho deciso che era ora di fare questa cosa e è scattata la vergogna dell’andare alle fiere e non essere in cosplay. Così al Sassomarconi Cosplay sono andato con i vestiti da lavoro, io lavoro in cucina, e ho impersonato lo Chef Tony. Tra l’altro è tutt’ora il mio cavallo di battaglia”.
Roberta: “Anche io ho cominciato con il Lucca Comics nel 2009, gli amici mi hanno trascinato. Da lì poi sono andata ad altre fiere”.

Come si fa un cosplay? E secondo voi come si fa a fare un cosplay “perfetto”?

Simone: “Secondo me la regola per fare un buon cosplay, non siamo al livello di definirci perfetti, è che deve assomigliare il più possibile al personaggio. Ad esempio, se un’armatura nel personaggio è fatta in acciaio, meglio che sia in plastica ma uguale piuttosto che in acciaio vero e solo somigliante.
Lapo: “Poi devi crederci un sacco, soprattutto se non ci assomigli”.
Simone: “E’ vero. Ci sono un sacco di cosplayer che non sono bravissimi a fare il costume, ma riescono a interpretare il loro personaggio, se ci credi, il risultato sarà comunque molto migliore. Ho visto molti cosplayer che, pur avendo un costume perfetto, non erano il personaggio”.

Le due parole d’ordine sono quindi “somiglianza” e “fiducia”.

Simone: “E divertirsi, che poi non lo è. Infatti ci sono un sacco di cose da fare”.
Lapo: “E’ molto faticoso”.
Andrea: “Se ti dicessimo tutto quello che c’è fa fare potresti scriverci un libro invece che un articolo”.
Roberta: “Certo, ti fa soffrire, ma è appagante”.

Con quale cosplay avete iniziato?

Andrea: “Il mio primo cosplay è stato Lavi di D.Gray-man. È stato il primo manga che ho letto e mi ero innamorato di questo personaggio: dovevo per forza farlo. Quindi ho preso un po’ di stoffe e ho iniziato a cucirmi il vestito. Il problema è che questo personaggio ha un martello cilindrico di un metro e novanta. Ho dovuto pensare a come farlo ed è stata la mia prima creazione a casa. Ricordo mia madre che mi chiedeva cosa stessi facendo. Comunque ho ricevuto un sacco di complimenti durante la fiera e post fiera, martelli grandi come quelli non se ne vedono in giro”.
Lapo: “Il mio primo cosplay è stato Death the Kid da Soul Eater. Era un cosplay effettivamente semplice e arrangiato. Era un semplice completo nero con un paio di strisce e una parrucca con tre righe bianche. Poi c’erano degli anelli che ho comprato, quelli erano troppo complicati da fare. Le pistole poi le ho comprate al Lidl”.
Simone: “Avevo bisogno di un cosplay da fare con quello che avevo nell’armadio. Così ho preso il mio vestito da lavoro e ho fatto lo Chef Tony.
Roberta: “Il mio primo cosplay serio è stato Asuka di Evangelion. Una mia amica mi chiedeva sempre di fare un cosplay e alla fine l’ho accontentata. Ho portato due costumi, il primo, una divisa, l’ho comprato, il secondo è uno stortissimo costume cucito da me. Da lì poi ho cominciato a portare qualcosina a ogni fiera”.

E poi avete messo in piedi questa associazione, l’Azione Cosplay.

Simone: “Siamo un’associazione culturale”.
Lapo: “Una fighissima associazione culturale”.
Simone: “Siamo un’associazione culturale che raduna persone con questa stessa passione e che si occupa della gestione della parte cosplay di alcune fiere. Organizziamo poi alcune fiere, ad esempio “Una tenda per fumetti”, un evento che facciamo tutti gli anni alla Tenda di Mezzana. È completamente gratuito a livello associativo, c’è una gara e un po’ di stand. Gestiamo poi la parte cosplay del Prato Comics and Play, che ci sarà il 13 e 14 Settembre”.
Lapo: “Quindi tutti al Prato Comics”.

Da quanto tempo esiste l’Azione Cosplay?

Simone: “Il gruppo esiste da alcuni anni ma abbiamo ottenuto il riconoscimento ufficiale da un anno. Comunque il nome preciso è “Azione Cosplay Prato” ma non ci occupiamo praticamente di tutte le città. Principalmente siamo tra Firenze, Prato, Calenzano, ma accettiamo tutti”.

Parlatemi del Prato Comics e della Tenda per fumetti

Simone: “La Tenda ha subito un anno di stop nel 2013 a causa della formazione dell’associazione. Abbiamo però in progetto di fare una tenda nel 2015 e, molto più vicino, il Prato Comics, il 13 e 14 settembre ai Macelli Pubblici”.
Roberta: “Parteciperemo poi alla gara di gruppo del Lucca Comics, sempre che riusciamo a iscriverci visto che le partecipazioni esauriscono in un attimo”.

Parliamo dei membri dell’associazione. Chi sono?

Lapo: “C’è un membro di Viareggio, un altro di Roma, accettiamo tutti. Abbiamo anche uno straniero. Cerchiamo di aiutare tutti coloro che vogliono entrare nel gruppo e non rifiutiamo nessuno. Un nostro membro ad esempio è tailandese e Andrea, quando è entrato nel gruppo, non conosceva praticamente nessuno nella zona”.
Simone: “Comunque siamo tutti amici. Usciamo insieme tutte le sere, ieri, oggi e molto probabilmente anche domani”.

Cosa ne pensa la gente dei cosplayer?

Andrea: “Dipende di città in città. In una città grande come potrebbe essere Firenze è già sotto una luce diversa rispetto ad un’altra città più “rurale” dove la gente ti dice “torna a zappare la terra”. La Toscana è piena di gente che legge manga o guarda anime che conosce cosa facciamo, è praticamente impossibile trovare qualcuno che non qualcosa”.
Lapo: Una volta ho trovato una signora con una bicicletta piena di santini. Ero vestito da donna per un cosplay (ride) e mi inizia a dire “questo qui è il luogo del demonio”. È stato divertente.
Simone: “Dipende anche dai cosplay. Se porti un personaggio di un anime o di un manga è una cosa, se porti qualcos’altro è una questione diversa. Ad esempio noi di Azione Cosplay abbiamo fatto Baywatch. Non ci assomigliavamo per niente, ma era una cosa scherzosa, è stato fatto solo per divertirsi”.
Lapo: “Io ho fatto Pamela Anderson” (segue un intermezzo con una lunga lista di cosplay fatti da Lapo Scarpelli il quale li ha definiti “omosessuali”: spartano rosa, gheisha, Cristina d’Avena, Ranma, Village People)”.

Lapo Scarpelli successivamente mi ha incaricato di scrivere queste precise parole: “Lapo Scarpelli disse: faccio cosplay da donna”

Lapo: “Abbiamo anche fatto gli spartani, ma era una parodia. Avevamo il dj spartano, lo spartano omosessuale, lo spartano donna… Insomma, se la gente si diverte guarderà il cosplay in un altro modo. C’è gente che a dei raduni mi ha visto vestito da donna e mi ha chiesto di ritornare l’anno dopo; volevano per forza rivedermi”.
Simone: “Comunque la gente in generale è incuriosita dal mondo dei cosplay. Tutti nella vita hanno avuto un momento in cui gli sarebbe piaciuto essere un determinato personaggio. Ancora c’è molta ignoranza, ma secondo me qualcuno pensa che siamo coraggiosi a indossare certi costumi”.
Lapo: “Ci vuole tanto coraggio per indossare un cosplay, ma soprattutto per prendere il treno la mattina verso il raduno visto che a volte si parte già vestiti”.
Andrea: “La prima volta che ho fatto cosplay avevo un martello di due metri circa. Mentre ero sul treno ho chiesto ad una signora di reggermelo mentre andavo in bagno a cambiarmi e a mettermi la parrucca”.

Ci sono quindi due tipi di cosplay, quelli somiglianti e quelli parodia

Simone: “Cosplay vuol dire divertirsi, quindi ognuno lo intende come vuole, basta divertirsi. Noi comunque non diamo disturbo a nessuno, anzi. Dove fanno le fiere è un fiorire di soldi. Ad esempio durante il Lucca Comics nella città si trovano solo alberghi dai 4 stelle in su. Quelli di categoria inferiore sono già stati occupati. Lucca già da otto mesi prima della fiera non ha già posti per dormire, c’è gente che addirittura prenota alla fine della fiera per l’anno dopo”.

Come può trovarvi qualcuno di interessato?

Lapo: “Alle fiere o su Facebook”.
Roberta: “Alle fiere avremo il nostro stand. Comunque se hai un amico che è già nel gruppo si può chiedere direttamente a lui, non c’è problema”.
Simone: “Se c’è qualcuno che è anche solo interessato e vorrebbe imparare possiamo dargli una mano. Non siamo maestri, anzi, siamo molto for fun, ma se possiamo aiutare aiutiamo. Ogni lettera fa una parola”.

 

Foto: 1. Angelo capopalestra pokemon -PH Antonio Rivilli (Andrea David) – 2.calmoniglio da Le 5 leggende -PH Marco Gambelli (Andrea David) –  3. Capitano Space Marines da Warhammer 40000 -ph Francesco Marinelli (matteo simoni presidente azione cosplay) –  4. Chef Tony crossover -ph Marcello Fierro (simone castelli) –  5. Euphemia Li Britannia da Code Geass- ph Antonio Rivilli alias Tatsumi Saiga (roberta martinelli) – 6. Gordon Ramsay -PH Gianluca Bini (Andrea David) –  7. Gruppo di Ranma -ph Alessandro Casini (Azione Cosplay al completo) –  8. Lag seeing da letter bee ph-Andrea David (Lapo Scarpelli) – 9. Rei Ayanami da Evangelion- ph ph Antonio Rivilli alias Tatsumi Saiga (roberta martinelli) –  10. tsumugu kinagase da kill la kill ph- ivan calderoni alias tsumugu (Lapo Scarpelli).

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