Il David di Donatello venne nascosto nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nella villa del Barone, a Montemurlo, finirono invece tutte le opere d’arte pratesi mentre le cantine della villa del Palco ospitarono e nascosero il tesoro della Sinagoga di Firenze. Durante la Seconda Guerra Mondiale, le città d’arte toscane si ritrovarono alle prese con la necessità di proteggere i propri capolavori dalle bombe e poi, sul finire della guerra, di salvarle dalle razzie naziste. Adesso, la storia di un periodo così cruciale per l’arte in Italia diventano una mostra, realizzata dal CDSE ( Centro di Documentazione Storico-Etnografica) dal titolo emblematico: “Bombing Art 1940-1945: città ferite, capolavori in pericolo e la difesa dell’arte a Prato e in Toscana” (organizzato dal CDSE  in occasione del 70° anniversario della Liberazione, dal 5 ottobre al 30 novembre, villa “Il Mulinaccio”, Vaiano, sabato e domenica dalle 15 alle 19. Ingresso libero).

Se vi è venuto in mente “Monuments Men“, il film con George Clooney che racconta l’impegno americano per salvare le opere d’arte europee, sappiate che a Vaiano troverete qualcosa di diverso, perché gli alleati ebbero sì un ruolo centrale nella restituzione delle opere d’arte trafugate dai nazisti ai legittimi proprietari ma “se oggi possiamo vedere il David di Donatello o un Botticelli – spiega Alessia Cecconi, direttrice del CDSE di Vaiano – lo dobbiamo soprattutto alla comunità civile toscana. A soprintendenti, custodi, uomini di cultura, partigiani e parroci che scelsero di rischiare la vita pur di difendere il patrimonio artistico toscano, prima dalle bombe e poi dai nazisti. Uomini e donne che fecero una scelta precisa, una scelta di resistenza”.

Una grande mostra dalla portata internazionale che ricostruisce l’impegno per la difesa dei capolavori toscani e le distruzioni di Prato e Firenze attraverso foto e documenti inediti, filmati d’epoca e i dipinti di De Chirico provenienti dalla collezione Forti-Castelfranco di Casa Rodolfo Siviero, 007 dell’arte.

 

Un po’ di storia

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse la Toscana e i suoi abitanti all’adozione di misure eccezionali per salvare il proprio sterminato patrimonio artistico. S’individuarono così alcuni rifugi di campagna per il ricovero delle opere d’arte mentre si predisposero delle protezioni in legno e sacchi di sabbia degli edifici di pregio (in mostra a Vaiano si troveranno immagini incredibili: dal Duomo di Prato ad uno splendido scatto del David di Donatello mentre viene portato via dagli Uffizi). Lo scenario che si presentò a Hitler, quando arrivò a Firenze il 28 ottobre 1940, fu quella di una città lugubre e completamente diversa da come l’aveva vista la prima volta. I monumenti e i palazzi rinascimentali fiorentini erano ricoperti di torri e gabbie di legno ed eternit.

“Tra il novembre del 1942 e il gennaio del 1943 – si legge nella nota del CDSE – partirono da Firenze ben 174 convogli con 3107 casse contenenti dipinti e altre opere, nonché 4170 fra dipinti e sculture imballate singolarmente. Tra la fine del 1943 e l’estate del 1944, quando la guerra si inasprisce con l’occupazione tedesca della penisola e i bombardamenti sulle città, si registrano alcuni tra gli episodi più commoventi e significativi nella difesa del patrimonio artistico toscano. A Prato, il giovane restauratore Leonetto Tintori, dopo i bombardamenti del 7 marzo 1944, che avevano frantumato anche il venerato tabernacolo di Filippino Lippi, gioiello della città, rimase per più giorni sul luogo per ricercare fra le macerie i frammenti di affresco e portarli in salvo nella sua casa di campagna.

“Con i tedeschi in ritirata, il più grande pericolo per le opere d’arte mobili toscane divennero le razzie che i nazisti iniziarono a compiere sistematicamente avanzando verso nord: centinaia di opere furono prelevate dai vari rifugi e, lungo una rincorsa per tutta Italia, scortate in depositi in Alto Adige e in alcuni casi in Austria e Germania. A tali furti si aggiunsero le intere collezioni requisite alle famiglie ebree e il Tesoro della Sinagoga di Firenze, che invano fu nascosto dalla famiglia Forti negli scantinati della Villa del Palco a Prato. Solo nel luglio del 1945, grazie a un lavoro congiunto tra Alleati e italiani, dove si distinse in particolare la figura di Rodolfo Siviero, iniziarono a tornare “a casa” i primi capolavori. Tra gli applausi e le lacrime, tutti i cittadini scesero in piazza per salutare il ritorno di un patrimonio che di fatto costituiva, così come oggi, l’identità di molte città toscane e in particolare di Firenze (e c’è una foto incredibile da guardare e riguardare, del convoglio alleato che riporta a casa i capolavori fioretini, in “Bombing Art”). Per approfondire.

 

Com’è organizzata la mostra

La mostra a cura della Fondazione CDSE è realizzata in collaborazione con Regione Toscana, Comune di Vaiano, Museo Casa Rodolfo Siviero, Archivio Fotografico Toscano, Biblioteca Roncioniana, Laboratorio per Affresco “Elena e Leonetto Tintori”.

E’ organizzata in sette distinte sezioni:
1) Le misure per la difesa delle opere d’arte in Toscana (1940-1943) con esposizione di foto inedite su Prato (Duomo, pulpito di Donatello, pulpito di Rossellino e chiostro) e Firenze (Museo del Bargello, David di Michelangelo, Uffizi, tra le altre)
2) I bombardamenti dei centri storici di Prato e Firenze, attraverso una video installazione; con approfondimento del bombardamento del tabernacolo di Filippino Lippi e del suo “avventuroso” recupero per opera di Leonetto Tintori
3) La famiglia Forti-Castelfranco (di origine ebrea e fondatrice della città fabbrica de La Briglia) e i rapporti con Rodolfo Siviero, famoso 007 dell’arte e De Chirico, di cui saranno esposti alcuni quadri e disegni
4) Spazio video: intervista a Sonia Oberdofer, discendente della famiglia Forti; proiezione del “Combat film 1943-1945”, Guerra all’arte. Distruzioni e trafugamenti del nostro patrimonio artistico, girato dagli operatori della Quinta Armata americana a Firenze e Toscana.
5)  Le ville di campagna: preziosi rifugi per le opere d’arte. Approfondimento sulla villa del Palco di Prato (ex villa Forti) e il tesoro della sinagoga di Firenze. Le ville rinascimentali di Poggio a Caiano e Carmignano. Le ville di campagna della Valbisenzio e Montemurlo
6) I bombardamenti agli edifici storici in Valbisenzio.
7)  Il ritorno e il ricollocamento delle opere a partire dal 1946.

 

Eventi legati alla mostra

Tutti le domeniche visite guidate alle ore 15.30 e 17.00
5 ottobre, ore 16.00 Inaugurazione della mostra
18 ottobre, ore 16.00 “Saving Art”. Gli uomini che difesero l’arte in Toscana, letture teatralizzate in mostra, a cura dell’Associazione Altroteatro
15 novembre, ore 15.30 La storia della famiglia ebrea Forti e il tesoro della Sinagoga, giornata di studi
29 novembre, ore 15.30 Presentazione del libro Resistere per l’arte di Alessia Cecconi

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