3 OTTOBRE

– La compagnia arriva a Sarajevo giovedì 2 ottobre. Tra noi attori per Francesco Borchi e me non è la prima volta in questa bella e tristemente nota città: già nel 2009 avevamo partecipato al festival MESS con uno straordinario Pirandello per la regia di Paolo Magelli che con questo lavoro vinse per la sesta volta nella sua vita il premio come miglior spettacolo.
Sarajevo e’ sempre affascinante, bella e in questi ultimi cinque anni molto cambiata. Ancora visibili i segni della guerra e’ stata comunque molto costruita e direi “modernizzata” negli ultimi anni e tanti nuovi grattacieli sono spuntati alti come inquietanti funghi futuristici. Pare che ricchissimi imprenditori anche arabi stiano investendo e trasformando mezza città.
Sarajevo come Dubai?

– Il tempo di appoggiare le valigie e via subito scappiamo nella vecchia Sarajevo. La bascarsija costruita nel XV secolo meravigliosa ed unica con la sua moschea vicina alla cattedrale cristiana, accanto alla sinagoga che bacia la cattedrale ortodossa e i suoi variopinti mercatini. Finalmente ci sediamo e ci beviamo il tanto agognato caffè turco. Sì, ci siamo. Ecco Sarajevo.

– Partecipare al festival internazionale con lo spettacolo “Giochi di famiglia” di Biljana Srbljanovic e’ stata una scelta quasi obbligata, ma non sarà indolore. Sappiamo che parla di un gruppo di bambini che in una terra dei Balcani appena usciti dalla guerra giocano “alla famiglia” con tutto l’orrore e la violenza che la vita ha insegnato loro. Ma anche con la leggerezza e la disperata vitalità che l’infanzia malgrado tutte le bombe tenta sempre di portarsi dietro. E questo rende la cosa ancora più terribile se possibile. Sarà un’esperienza intensa e dura: qua ancora molto parla della guerra e in ogni volto sembra affiorare una ferita dell’anima insanabile.

– I tecnici sono già al lavoro da ore per l’allestimento dello spazio scenico. Noi avremo prove dall’indomani. Ci godiamo allora un po’ di città nella sera. E’ illuminata a festa: sabato sarà il Bajram, la festa religiosa musulmana più importante che cade dopo i 30 giorni di ramadam.

– Venerdì 5 entriamo nel vivo del clima festivaliero che comincia con un evento che dovrebbe riempire d’orgoglio Prato e il teatro italiano. Magelli è infatti premiato alla carriera. Qua c’è stima infinita per il suo lavoro di regista e per la sua onestà intellettuale e per la sua forza morale. Durante la guerra nei Balcani la sua voce si è levata potente per condannare sia serbi e poi i croati e comunque sempre a difesa del popolo bosniaco che stava subendo uno dei più orribili massacri del XIX secolo in Europa. E Sarajevo lo ripaga con amore. La premiazione e’ molto emozionante. Poi tutti a festeggiare al ristorante inatcuccia, una casa magica con una storia davvero da raccontare perché fa capire molto del carattere e della simpatica follia dei bosniaci.

– “Inat cuccia” significa letteralmente ” la casa del dispetto” e si trova sulla riva destra del fiume Milhacka che divide in due la città arrivando dalle montagne altissime che circondano Sarajevo. Nel 1892 gli austro ungheresi per costruire il palazzo della monarchia (oggi la meravigliosa biblioteca da poco ristrutturata dopo i bombardamenti del ’92), dovettero distruggere due mercati medievali e una casa della famiglia Benderija. Ma il dispettoso padrone della casa volle in cambio una grossa somma di denaro e che la casa che loro volevano abbattere fosse portata pari pari, pietra su pietra dall’altra parte del fiume e lì ricostruita. Scelse questa posizione, la posizione tra la moschea e il palazzo della città come simbolo “di mezzo” tra il mondo cristiano e quello musulmano. Per fare dispetto a gli uni e agli altri e sancire così che Sarajevo poteva rappresentare il punto di equilibrio perfetto tra le due culture. E dirlo ridacchiando per il dispetto. Alla bosniaca.

– Ed eccola la biblioteca nazionale oggi restaurata dopo anni di duri lavori. Fu bombardata duramente e caparbiamente per tre lunghi giorni nel 1992 e tutta la cittadinanza accorse a cercare di salvare quante più opere possibile delle tante  e preziose che conteneva; divenendo così rappresentativa della stupidità dell’uomo ma anche della resistenza dell’uomo alla sua stessa  stupidità. Sarajevo stessa con la sua storia è il simbolo di come oriente ed occidente possano incontrarsi con le loro diversità culturali filosofiche e religiose e trasformare la differenza in coesistenza pacifica e gioiosa. A Sarajevo gli scontri turbolenti di pensieri diversi si sono trasformati in meravigliosa armonia. Per questo è stata colpita a morte, per colpire a morte il punto di convergenza tra est ed ovest del mondo. Chi tocca  Sarajevo tocca la multiculturalità, ferisce a morte ciò che il mondo dovrebbe essere per  sempre. Queste ferite sono ancora visibili negli occhi dei suoi abitanti come sui muri delle loro case.

– Alle 20 del 3 ottobre inizia il Festival con uno spettacolo tedesco e belga. Il cartellone è ricco di eventi e partecipano teatri da tutto il mondo. Ma noi purtroppo non riusciremo a vedere niente…stasera  prove fino a molto tardi.
Domani tocca a noi! Forza. Incrociamo le dita e all’opera!

4 OTTOBRE

– Il giorno del debutto al MESS International festival di Sarajevo. Oggi abbiamo deciso, in attesa dell’ora della convocazione per le prove e poi spettacolo, di andare a visitare una bellissima mostra fotografica e video sulla strage di Srebrenica dell’11 luglio 1995. Impossibile riportare in poche righe la sensazione del pugno allo stomaco e alle coscienze che ci hanno dato le immagini del genocidio e le voci , le parole, delle testimonianze dei sopravvissuti.
Sicuramente andremo in scena stasera con uno spettacolo che parla di questa gente e del loro dolore con una consapevolezza rinnovata da questa esperienza, sarà un passo in avanti per noi e per tutto quello che cercheremo di portare sul palcoscenico e dentro il cuore dei bambini di ” giochi di famiglia”.

– C’è un’attesa enorme per il lavoro di Magelli. Tutto esaurito, lunghe liste d’attesa, tv, giornali d’attesa tv, giornali, critica. Veramente un clima denso di aspettativa. Noi ci sentiamo piccoli e forti insieme. No, non è facile trovare il giusto equilibrio tra la necessità di mettere in quel che faremo tutto l’amore e il dolore percepito e una sorta di pudore nel raccontare proprio a questa gente il loro stesso dolore e raccontarlo da lontano, dalla nostra esperienza che e’, comunque la vogliamo vedere, fondamentalmente intellettuale.
In fondo, mi sono detta, mentre qua cadevano le bombe e i cecchini sparavano sulla folla io stavo ad inorridire comodamente seduta davanti alla tv. Ma non voglio certo che questa verità vada a penalizzare il valore del nostro lavoro sul palco.

– Ore 21.30 – “attori la mezza ora all’andata in scena” ci avverte il direttore di scena. Ci stringiamo, rituali scaramantici, abbracci.

Ore 21.45 – ” attori un quarto all’andata in scena” . Cerchiamo la concentrazione giusta, richiamiamo le forze. Il lavoro in “Giochi di famiglia” è molto duro, anche fisicamente, richiede prestazioni fisiche si potrebbe dire agonistiche.

Ore 22 – “chi è di scena”. Andiamo. Ed è magia. Un’esperienza fortissima. Pubblico emozionato, sinceramente partecipe che ci rimanda un amore infinito che invade tutto. Applusi eterni, lacrime. In molti ci hanno aspettato fuori per abbracciarci e ringraziarci…

Grazie Sarajevo, da oggi sicuramente noi saremo migliori.

Valentina Banci

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