Questo pomeriggio, nel Salone consiliare di Palazzo comunale, la cittadinanza ha avuto la possibilità di incontrare Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia per la sua attività di controinformazione e denuncia. Un momento di riflessione e approfondimento, organizzato dal coordinamento di “Libera Prato”, che ha visto la partecipazione delle autorità locali, delle forze dell’ordine e di decine di studenti del territorio.

Ad accogliere Giovanni Impastato, è stata la presidente del Consiglio comunale Ilaria Santi, accompagnata dall’assessore alla Pubblica Istruzione Mariagrazia Ciambellotti e dall’assessore all’Organizzazione Benedetta Squittieri.

“Giovanni Impastato è qui per dare un messaggio di speranza – ha sottolineato, in apertura, la presidente Santi – e di fiducia. Questo momento storico c’è stato, fa parte del nostro passato. Non dobbiamo dimenticarlo: anzi dobbiamo trarne il giusto insegnamento per migliorarci e unire le forze nella lotta all’illegalità”.

“L’incontro di oggi – ha aggiunto l’assessore Ciambellotti – non intende, semplicemente, ricordare ciò che è accaduto ma è un’occasione di analisi e di crescita per tutti quanti. Siamo qui per formare i cittadini di domani”.

Al termine dei saluti iniziali ha poi preso la parola Giovanni Impastato, che ha ripercorso brevemente – di fronte agli allievi – la vita di Peppino e il suo sacrificio nella battaglia contro i capi mafiosi. Il giovane cronista, fondatore di Radio Aut, fu ucciso a Cinisi, in Sicilia, nel 1978.

“Dobbiamo ringraziare Peppino ma anche tutte le persone, compresi gli uomini delle istituzioni, che non ci sono più e che hanno contribuito a portare avanti la lotta alla criminalità organizzata – ha esordito Giovanni Impastato -. E’ fondamentale fare rete, uscire dalle nostre case, vigilare: gli spazi di democrazia all’interno di questo Paese debbono essere difesi a tutti i costi. Ecco perché il messaggio di mio fratello continua ad essere attuale. Non arrendiamoci. Manteniamo sempre alta l’attenzione per fare in modo – ha concluso – che non sia troppo tardi”.

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