Quando ti capita sottomano un disco così, non puoi che essere contento. Sto parlando di “Sono solo tre ore che aspetto”, disco d’esordio e autoprodotto del cantautore pratese Matteo Bonechi. Un disco realizzato in crowdfunding (felice pratica anticrisi con la quale chi crede in te può direttamente finanzarti) e interamente Made in Prato, dalla creazione, alla registrazione, alla produzione artistica (Andrea Franchi è il responsabile di quest’ultima, che con questo lavoro dimostra di saper lavorare, e bene, anche con materiale non suo) a certi riferimenti universalmente locali nei testi (Via dei Ciliani e Schignano si slegano dalla toponomastica e diventano qui teatro di imprese impossibili o grottesche).

Mi è capitato in mano il disco così, nudo e crudo, senza note stampa o indicazioni di sorta. Non so cosa il suo autore facesse prima di questo lavoro, personalmente non l’avevo mai sentito, ma vista la qualità di questo primo biglietto da visita, la sorpresa è doppia. Per carità, nella scrittura dei pezzi Bonechi quasi dichiara quali siano i suoi punti di riferimento, da Conte a Jannacci, da Capossela a Tom Waits (quest’ultimo lo troviamo lì sghembo in certi pezzi parlati ed espressionisti quanto basta), ma allo stesso tempo si dimostra capace di affrancarsi dai maestri e di trovare una sua strada personale, tra ironia e malinconia, tra riflessioni taglienti e idiosincrasie.

Di strali, tra ironia e disappunto, ce ne sono diversi: verso chi veste una divisa, seppur ridicola (come quella del postino ne La Raccomandata) o sta dietro uno sportello e rende le cose per niente facili a chi sta dall’altra parte (Burocrazia, Centro Impiego) o verso chi segue i dettami della massa perché “Quando è moda è moda”, come diceva Gaber (Hipster). C’è spazio anche per una parentesi di pura poesia: quella di un ragazzino che continuamente aspetta il Giro d’Italia seduto sul paracarro ma viene assalito dai rimorsi di coscienza per non aver fatto i compiti di storia (L’esercito assiro al Giro d’Italia). Ma il pezzo migliore, dopo una serie di ascolti, rimane quello che Bonechi ha messo in apertura dell’album: quel gioiellino che risponde al nome di Quattro Novembre, dove la luna è una lampadina come quella di Jannacci e dove il nostro vola leggero come Celentano quando canta Conte. Un pezzo assolutamente fuori tempo. Averne, di pezzi così.

Unico appunto, nello scorrere degli undici pezzi che compongono “Sono solo tre ore che aspetto”, quello di lasciare a volte un po’ sospese le storie o le idee. Ma è giovane, ha tempo per metterle a fuoco e per mettersi a fuoco, lasciamolo lavorare. Per il momento, una bella sorpresa, da ascoltare e riascoltare.

Tracklist

1. Quattro Novembre
2. Curriculum Vitae
3. Mamma in do minore
4. Burocrazia
5. Hipster
6. Centro Impiego
7. La raccomandata
8. Dalla Finestra
9. L’esercito assiro al giro d’Italia
10. Portami Via
11. Menù Numero Tre

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