Il miele è vita, e a Prato puoi trovare chi ti racconta la magia delle api e dell’impollinazione con parole cariche di significato. “Se l’ape non andasse di fiore in fiore l’erba smetterebbe di crescere, gli animali che mangiano l’erba finirebbero per estinguersi e così via fino alla fine” racconta Mario Marchetti, 65 anni, apicoltore pratese che da un paio d’anni ha pure aperto un punto vendita in via Bologna, “L’oasi del miele“.

Il miele è vita, e nonostante Marchetti abbia cominciato con le api per caso nella primavera del 1978, ha appeso sulla parete del negozio una vecchia foto in bianco e nero. E’ lì che guarda dall’alto gli scaffali ambrati dei mieli in esposizione, la fila di arnie e altri attrezzi che venivano usati una volta per accudire le api, il bancone del negozio con le caramelle al miele e la propoli. “La verità è che abbiamo saltato un paio di generazioni – racconta Marchetti – quella foto è dell’800, quelli sono i miei nonni, i primi della famiglia che ebbero a che fare con le api e con il miele”. Il miele è vita, tutto torna.

“Un giorno un mio amico mi chiese se volevo mettere su le api e io accettai – aggiunge Mario Marchetti – all’inizio non andò tanto bene ma riprovai. E poi quando smisi di lavorare nel tessile, mi ci dedicai a tempo pieno. Adesso, da due le arnie sono arrivate a settanta e dopo 35 anni posso dire che fare l’apicoltore è bellissimo: sei a contatto con la natura, segui le stagioni per scegliere quale miele fare, diventi sentinella di tutti i cambiamenti del mondo intorno a te, perché le api sentono tutto, sono sensibilissime”. E poi le api, spiega il figlio Alessandro, 34 anni, sono bellissime: “Danzano intorno al fiore come se fosse una bella donna, vengono attratte dai colori, ubriacate dai profumi, si strusciano per qualche secondo, s’inzaccherano tutte di polline e poi passano oltre”.

Il miele è vita, frutto pregiato di un meccanismo vecchio come il mondo. E delicato come porcellana, a quanto pare. “Purtroppo di api se ne vedono sempre meno anche se il miele, con tutte le sue proprietà nutritive, è giustamente tornato di moda – conferma Marchetti – negli ultimi anni, coleotteri, acari e parassiti arrivati soprattutto dall’Asia ne hanno messo a dura prova la sopravvivenza. La situazione adesso è delicata: da quanto non si vedono in giro sciami di api? Gli apicoltori sono diventati fondamentali perché le api non possono sopravvivere senza assistenza”.

E da quell’assistenza, nascono il miele, la pappa reale, il polline, la propoli e tutti gli altri prodotti, commestibili o meno, che le api si lasciano dietro nella loro vita. Dal canto suo, l’azienda agricola Mario Marchetti sceglie di volta in volta quale miele realizzare. “Il nostro è il miele di Prato, della Valbisenzio – spiega Alessandro – e quindi ci sono i classici millefiori, l’acacia e il castagno che vanno per la maggiore, e mieli meno noti ma altrettanto buoni come quello di girasole, di ciliegio, di tiglio oppure di melata”.

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19 Commenti

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