“Come Gaber ma peggio, come Bene ma male”. Musica e parole per raccontare la “società a responsabilità limitata” che ci circonda, con il piglio ironico e disincantato che contraddistingue la poetica di Brunori SAS. Questo sarà “Brunori srl: una società a responsabilità limitata”, il nuovo tour del cantautore, iniziato settimana scorsa e che sarà al Politeama Pratese di Prato il prossimo 27 marzo (info e biglietti qui).

Per la prima volta Dario Brunori si cimenta con uno spettacolo in bilico tra cabaret, teatro canzone e concerto, che lo vedranno spogliato della sua chitarra, si alterneranno i brani del suo repertorio in un set completamente rinnovato. Lo abbiamo intervistato.

Per i tuoi monologhi ti sei ispirato allo stand-up comedy americana. Quale è stato il tuo approccio nella scrittura?

Per quanto abbia cercato di mantenere un linguaggio che rispecchiasse il mio, per alcune parti dello spettacolo ho preso come punti di riferimento comici americani come Bill Hicks o Louis C.K. e il mondo della comicità di osservazione, che racconta l’uomo e i suoi vizi. Ho declinato il tutto con un tono che fosse discorsivo, aggiungendo un po’ di cinismo all’acqua di rose, molto in linea con le mie corde e col mio vissuto.

Rispecchi un copione o lasci spazio all’improvvisazione?

Pur abituato a parlare molto durante i miei concerti, nella costruzione dello spettacolo ho capito che dovevo avere un copione, per tenere il ritmo, capire che tematiche affrontare e mantenere comunque dei tempi di uno spettacolo che dura un paio d’ore abbondanti. Per quanto riguarda la parte attoriale e recitativa mi ha dato una mano l’amico attore Ernesto Orrico.

Da un punto di vista musicale, come sarà lo spettacolo?

Abbiamo raggiunto una cifra omogenea, musicalmente parlando, pianificando bene il lavoro in partenza. Gli altri tour che abbiamo fatto avevano tanti registri differenti tutti assieme. Abbiamo curato molto l’aspetto degli arrangiamenti e ci siamo limitati anche per quanto riguarda gli strumenti musicali: semplificando per esempio la batteria al minimo, aiutandosi con quella elettrica o una string machine di supporto al violoncello o anche io che suono solo chitarra acustica e wurlitzer.

Abbiamo saputo che sono rimasti fuori dalla scaletta alcuni tuoi cavalli di battaglia (NO spoiler, ndr.).

Alcune canzoni sono rimaste fuori perché non c’entravano con lo spettacolo, che comunque segue una logica tra monologhi e canzoni. In più dovevamo lavorare su un’atmosfera consona per il teatro. Per ora il pubblico ha risposto bene, nessuno si è lamentato troppo.

Hai scritto lunghi monologhi per questo spettacolo. Ti è mai venuto in mente di farne un libro?

Questa esperienza con i monologhi mi ha molto divertito, mi ha fatto usare una parte del cervello che con la scrittura delle canzoni non avrei usato e poi mi ha fatto trattare temi che magari non avrei mai inserito sopra ad una melodia. Mi ha anche costretto a darmi dei ritmi di lavoro, degli orari, cosa che molto spesso mi manca quando devo scrivere canzoni. I progetti che metto in piedi cerco di trovarli sempre necessari. Fare uno spettacolo come quello con cui stiamo girando per esempio ci è sembrata una buona idea per proporre qualcosa di diverso al pubblico. Per ora lo scrivere un libro non lo trovo necessario, mi è stato proposto in passato ma non l’ho mai preso in considerazione.

Quanto frequenti il teatro da spettatore?

Per la mia anima provinciale sono un po’ restìo ad andare a teatro, ma quando riescono a convincermi ad entrare dentro mi piace molto. L’ultimo spettacolo che ho visto è stato “La merda” con Silvia Gallerano. Amo seguire anche nomi della zona come Max Mazzotta, Scena Verticale, Saverio La Ruina.

Stai sempre più mettendo da parte la figura del cantautore da spiaggia con chitarra e voce. Ti è venuta a noia?

Sicuramente è stata la volontà di volermi spostare su altre cose. I primi due album che ho fatto erano nati con quella spontaneità lì, poi mi sono sforzato di lavorare anche col pianoforte, strumento che conosco molto meno rispetto alla chitarra e quindi mi ha dato la possibilità di sperimentare cose nuove.

In questi anni sei sempre rimasto nella tua provincia di Cosenza. Cosa ci trovi di speciale?

Secondo me di speciale c’è quello che ci trovi te. Io che con la band ho la fortuna di stare a giro tanto tempo durante l’anno, tornare in quello spazio, tornare a casa mi restituisce quìete. E’ un luogo in cui vivo da “passivo”, dove subisco quello che mi capita attorno. Anche se in realtà sono molto pigro e sto molto in casa a guardarmi le serie tv in streaming, alla fine. Forse l’unica cosa che mi manca sono alcune occasioni che come fruitore non posso sfruttare stando qui, rispetto a quando mi trovo in città come Milano.

E’ uscito ieri il nuovo singolo di Dimartino, in settimana il nuovo disco di Rondelli e un mese fa l’ep del giovane Lucio Corsi. Come scegliete i lavori che poi producete come etichetta Picicca, di cui sei socio?

Secondo uno schema molto semplice: mettiamo al vaglio l’idea, che può provenire anche solo da uno dei quattro soci. Non deve convincere per forza tutti all’unanimità, ma comunque dobbiamo trovarci del potenziale. Nell’ultimo periodo stiamo lavorando a creare un profilo ben definito di Picicca, cercando artisti coerenti tra loro.

Cosa ha detto tua mamma “Mammarella Sas”, ormai idolo dei tuoi fans, quando gli hai detto che avresti fatto l’attore in teatro per questo tour?

Più che per la preoccupazione per la mia nuova “professione” era preoccupata di quello che avrei detto su di lei, avendo saputo che ne avrei parlato di fronte a platee di persone. Poi l’ho tranquillizzata facendogli ascoltare qualcosa. La sfrutto molto spesso per testare i miei lavori e quelli di Picicca, se piacciono a lei molto spesso funziona.

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