Si chiama “A Few Words” ed è “un mensile di letteratura e altro” appena nato a Prato, nel 2015.

Non so se avete presente una rivista letteraria (di carta). Probabilmente no, o magari sì, per carità, ma mettiamo che ce l’abbiate presente solo per sentito dire oppure una volta, ecco, una volta le trovavate in giro e in gran numero, nelle librerie e nelle edicole, e ora non più o francamente avete perso il tempo e la forza di cercarle. Comunque non è che sono sparite, esistono, e alcune di queste sono ancora molto belle. Ma se c’è una cosa che ha fatto internet, e lo ha fatto davvero bene, è stato liberare in modo definitivo il grafomane che è in noi e i miliardi di idee, di storie e di pensieri che ognuno di noi ha sempre posseduto. Però è andata a finire che di riviste letterarie se n’è sentito parlare sempre meno e la letteratura del ‘900 è piena di riviste che hanno scoperto e dato spazio a quelli che sarebbero diventati “Grandi”.

afew_wordsPoi capita che t’imbatti in un mensile di letteratura (e altro) appena nato, a Prato, nel 2015. E capisci che c’è qualcosa di classico ma al contempo di estremamente nuovo in queste diciassette pagine autoprodotte. Non sto parlando dei contenuti ma del principio. Il principio è quello di dare spazio alle voci, quelle giovani, e legare le voci ad una faccia e affiancare quelle facce e quelle voci sulla carta: toccarle, sentirle una volta per tutte. Che le cose che scrivono ti piacciano o meno non fa differenza. Fondamentale, semmai, è che quelle voci e quelle facce provengano oggi più o meno dal solito posto, dalla stessa città: Prato. E qui arriva il bello, perché leggendo il primo numero stampato in 100 copie, si percepisce una cosa più forte delle altre: che c’è una visione o, meglio, un insieme di visioni e di voglie che raccontano, sfiorano e rileggono ognuna a modo suo la Prato contemporanea. Unite a un’ironia e a un senso della provocazione che è quasi obbligatoria per operazioni del genere.

Per rendersene conto basta leggere “l’editoriale da un universo parallelo”. La scena si svolge alla stazione di Prato Porta al Serraglio (cui è stato cambiato nome), dove un tizio aspetta lo spacciatore di turno. Quando questo arriva e consegna quello che deve consegnare, si premura anche di avvisare l’altro che forse sarebbe meglio passasse alla cocaina o all’eroina se non vuol rischiare di rimanerci secco. Non si può aggiungere altro.

Ecco, cercate “A few words”, che Prato ha una fanzine letteraria come non aveva da tempo, e sperate che possa continuare il più a lungo possibile la sua corsa.

E’ il prodotto, per essere precisi, dell’omonimo laboratorio di scrittura organizzato da Aut! e dietro c’è un manipolo di  giovani visionari che si occupa di tutto. Direttori di redazione: Filippo Romei, Duccio Narbone; Progetto Grafico: Saulo D’Isita e Duccio Narbone; Fotografie: Margherita Nuti e Saulo D’Isita. Nel numero zero, perché ancora non c’è un primo numero, hanno scritto per dovere di cronaca Filippo Romei, Kenjataimu, Valeria Caliandro, Elettra Gallorini, Gyvenk e Giorgio Bernardini.

C’è anche la versione online, ovviamente,  dalla quale è possibile scaricare il numero zero. Si possono anche inviare i propri contributi a afewwordslab [at] gmail.com.

Foto anteprima: Margherita Nuti

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