Una delle più belle facciate fino a Firenze. Basalto verde che è scheggiato dappertutto e marmo patinato oro che non resta vivo. Il Campanile è attaccato al transetto; la vista è bella soprattutto dall’angolo con il pulpito di Donatello e il campanile”.

Così scriveva del Duomo di Prato Charles Edouard Janneret nel 1907 sul retro di una cartolina (nella foto d’anteprima). Più tardi, il giovane architetto francese avrebbe assunto il nome di Le Corbusier, diventando una delle figure più influenti dell’architettura e dell’urbanistica moderna.  A Le Corbusier e al suo fondamentale rapporto con la Toscana è dedicato il convegno “Le Corbusier in Toscana, passando per Prato” (27 novembre, Museo del Tessuto) organizzato dall’ordine degli architetti di Prato in occasione del cinquantenario della morte, avvenuta nel 1965.

Rileggere Le Corbusier

Chandigarh, India
Chandigarh, India

Per dare un contributo alla loro città che presenta più delle altre città toscane le dinamiche e le problematiche della città moderna – si legge nella nota – gli architetti pratesi propongono una rilettura attenta di questo grande interprete del novecento e del suo rapporto con la Toscana, regione che troppo spesso risulta irretita in un passato illustre che limita una spinta convinta verso il futuro, e dove invece l’architetto francese trovò le basi di alcuni dei suoi progetti più innovativi. La visita alla Certosa del Galluzzo a Ema lo porterà, come è noto, ai progetti dell’Immeuble Villas (1922), dell’Unité d’habitation (1945) e del monastero di La Tourette (1951)”.

I rapporti con Prato

Unitè d'Habitation 1945
Unitè d’Habitation 1945

“Di Prato – si legge nella nota dell’Ordine degli Architetti –  e della fiera di Settembre in cui incappò scendendo alla Stazione del Serraglio, Le Corbusier parla in una lettera ai genitori, in una cartolina del Duomo di Prato, rinvenuta a Parigi nell’archivio della Fondazione a lui intitolata, sono riportati i suoi appunti sulla bicromia della facciata, sul pulpilto di Donatello e sulla posizione del campanile”.

“Passato un bel pomeriggio a Prato e arrivato a Firenze alle otto con un ora e mezzo di ritardo su un tragitto di trenta-quattro minuti!” (Lettera di Ch-Éd. Jeanneret ai genitori, Firenze 13 settembre 1907)

Prato, città dei biscotti; il Baedecker del resto ne parla: dunque, noblesse oblige; dunque, il giorno in cui ci andai, non c’era un metro quadro di strada che non fosse occupato come una vetrina da biscotti, di tutte le forme, di tutti i gusti, e senza dubbio anche di diverse provenienze; è il caso di dire che quel certo giorno fosse esattamente quello della sagra annuale. Pensavo a Port Tarascon e al suo farmacista : facciamo chiasso, facciamo chiasso ! era a chi gridava più forte; e tutto questo portava a dei caroselli, ricordo commovente della nostra cara piazza del Gas ! Fortunatamente i piccoli folletti del pulpito di Donatello danzavano secondo un’altra musica, era più armonioso e più artistico”. (Lettera di Ch-Éd. Jeanneret ai genitori, Firenze 23 settembre 1907)

Di questa visita “d’autore” nel 1907 e del percorso creativo che lega Le Corbusier alla Toscana parlerà il 27 novembre la professoressa Marida Talamona. Docente di Storia dell’architettura contemporanea, è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Le Corbusier. Ha curato la grande mostra “L’Italia di Le Corbusier” inaugurata al MAXXI nell’Ottobre 2012.

Il programma del 27 novembre prevede il saluto della Presidentessa dell’Ordine Architetti : arch. Marzia De Marzi (ore 16,30), la conferenza della professoressa Marida Talamona (ore 16,45), un dibattito finale (ore 18,45) e le conclusioni, previste intorno alle 19,30. A moderare l’incontro sarà l’architetto Angelo Formichella. L’ingresso è libero.

Nota:  Il Baedecker prende il nome dell’editore tedesco che la stampava ed è una delle prime guide turistiche della storia, la più usata fra la fine dell’800 e il 900 dagli europei d’oltrampe per visitare l’Italia.

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