La nuova mostra di Palazzo Pretorio si chiamerà “L’ombra degli Etruschi – Simboli di un popolo tra pianura e collina” e prenderà il via il prossimo 19 marzo per concludersi il 30 giugno. Sul sito del museo si legge che sarà una mostra capace di svelare “nuovi aspetti finora sconosciuti del passato archeologico di Prato e della Toscana” e dagli obiettivi ambiziosi: “riannodare i fili di quella civiltà etrusca fiorita anticamente sul territorio a Nord del fiume Arno, lungo l’ampia direttrice del territorio della piana di Firenze-Prato-Pistoia, del Mugello/Val di Sieve e del Montalbano”.
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La mostra, si legge ancora sul sito del museo, sarà divisa in due sezioni. Una dedicata alle “pietre fiesolane”, “stele e cippi in pietra, monumenti identificativi di famiglie gentilizie decorati a rilievo, che provengono dai contesti
funerari del territorio” e l’altra su Gonfienti.

Gonfienti è la città etrusca “dimenticata” che giace sotto e a fianco l’inteporto.  Rispunta fuori nei discorsi ufficiali e nell’indignazione popolare periodicamente, mentre lentamente si riprende a scavare.

È un segreto e una sconfitta, Gonfienti– scriveva al presidente Rossi nel 2011 l’allora assessore provinciale alla cultura Edoardo Nesi raccontando tutta la vicendaÈ un tesoro e uno scherzo crudele. Più di duemila anni fa un´alluvione catastrofica coprì di fango la grande città etrusca, e la cancellò dalla storia. Riemerse solo a seguito dei lavori per la costruzione dell´Interporto della Toscana Centrale, nel 1995. Ben presto si capì che non andava riscritta solo la storia di Prato, ma tutta la storia dell´etruscologia“.

Nella città etrusca di Gonfienti è compresa la casa etrusca più grande dell’Italia Centrale e siamo solo all’inizio. Tra le pietre dell’Interporto vennero scoperte le figure di devoti in bronzo che saranno in mostra a Palazzo Pretorio, così come la famosa Kylix di Douris, una coppa a figure rosse attribuita al ceramista ateniese  Douris. Perché se c’è una cosa che la città etrusca di Gonfienti dice fin da subito a chi si ferma a pensarci un po’ è che le rive del Bisenzio erano un crogiuolo di traffici e di popolazioni anche 2.500 anni fa.

Forse la mostra sarà l’occasione per tornare a parlare davvero del futuro di Gonfienti? Ce lo auguriamo.

La mostra è promossa dal Comune di Prato – Assessorato alle Politiche Culturali, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Soprintendenza Archeologia della Toscana in collaborazione con il Polo Museale della Toscana (Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Villa Medicea di Cerreto Guidi).

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