Ieri sera, in una Corte delle Sculture gremita, ha visto la luce WOP, progetto multiculturale e multimusicale di Andrea Franchi che ha raccolto intorno a sé un bel po’ di teste pensanti per qualcosa che, di sicuro, lascerà il segno.

Non è un gruppo, è un collettivo, un progetto che riesce a mettere in musica la diversità e la multiculturalità con un approccio più di pancia che di testa. Un progetto difficile da descrivere, poco inquadrabile negli schemettini cui siamo abituati. Una cantante greca, un cantautore/musicista pratese guidato da una curiosità continua, una percussionista afro-italo-portoghese, un percussionista cubano, la collaborazione di una cantante italo-cinese, tanto per citarne solo alcuni. Non è un collettivo multietnico, è qualcosa di più aperto e più intelligente.

Ieri sera si mescolavano jazz, rock, canzone d’autore e tradizione (e molta, moltissima ironia, che non guasta mai) in un disordine geniale. Non c’era l’ordine di chi faceva il compitino multietnico: c’era la voglia di mettersi in gioco e dimostrare che una musica d’incontro, vera, nuova, è possibile. Il progetto vedeva tutti brani originali scritti per l’occasione e, pochi, tratti dal repertorio dei singoli partecipanti ma più che ri-arrangiati proprio riscritti dal collettivo in questione. Il bis invece vedeva l’unica cover: una versione groovy-jazzy di “Mamma mia dammi cento lire”.

Un applauso al coraggio del Festival delle Colline, che ha prodotto ancora una volta un progetto assolutamente brillante e innovativo. In attesa del disco che vedrà la luce in autunno.

Apriva la serata Matteo Bonechi con alcune canzoni tratte dal suo nuovo progetto “181”, concept dedicato a Piazza Mercatale. Un nuovo spettacolo di teatro canzone che, per quello che abbiamo sentito, segna una ulteriore messa a fuoco della poetica del cantautore pratese. Anche di questo progetto avremo modo di riparlarne.

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