La Compagnia teatrale Binario di scambio compie dieci anni e, ormai, può essere considerata a tutti i diritti la compagnia stabile dell’Università di Firenze.

Ha in cartellone un nuovo spettacolo, Enif Fine Enif, ispirato al libro Ventre di donna: romanzo chirurgico di Enif Angiolini Robert, che debutterà al teatro Magnolfi di Prato il 27 maggio con due repliche, una alle 20,30 e l’altra alle 22,30.

Ne abbiamo parlato con Antonia Liberto (28 anni, laureata Progeas e Prosmart, che da anni cura la comunicazione della compagnia) con l’attore Gabriele (studente di medicina, 26 anni) e le organizzatrici Debora ed Eleonora (21 e 22 anni, studentesse Progeas).

Antonia: Compiamo 10 anni come compagnia teatrale dell’università: è la concretizzazione di un’utopia. Siamo partiti 10 anni fa con ragazzi che hanno sentito l’esigenza di mettersi insieme e fondare una compagnia teatrale, esigenza nata dal fatto che erano tutti studenti di organizzazione di eventi culturali. Questa necessità è diventata questa esperienza che adesso può essere definita stabile: siamo la compagnia stabile dell’Università di Firenze, l’unica ufficiale. Abbiamo dei laboratori che ogni anno offrono ai ragazzi la possibilità di essere guidati da professionisti in attività attoriali, scenografiche, drammaturgiche e organizzative. Qualcuno rimane, qualcuno se ne va perché finisce gli studi: c’è anche chi rimane dopo la laurea.  Molti sono entrati poi in altre compagnie o hanno proseguito col lavoro che facevano per Binario di scambio: la fotografa Ilaria Costanzo, l’attrice Giulia Aiazzi o Arianna Terzoni, che adesso lavora per Fondazione Toscana Spettacolo”.

Gabriele: “Come prima esperienza qui la cosa che colpisce subito è la valorizzazione del singolo e del suo potenziale creativo. In altre esperienze c’è la tendenza a calare le cose dall’alto con poca attenzione al singolo, invece qui c’è una continua richeista su cose da far scrivere, correggere, riguardare. C’è uno sviluppo creativo di tutti da cui nasce lo spettacolo finale, ed è qualcosa che nelle esperienze fatte in precedenza non mi era mai successo. E’ una cosa che non solo aiuta a lavorare, ma dà sicurezza nei propri mezzi”.

Eleonora: “L’organizzazione invece supervisiona tutto in modo che ogni reparto funzioni e abbia tutto ciò che gli serve per lavorare. Rimbalziamo come palline ovunque, che poi è il lavoro per cui stiamo studiando. Dai costumi alla scenografia: io ieri ho cucito un paio di pantaloni, per dare l’idea. Nella compagnia tutti fanno tutto, perché questo è l’unico modo per imparare soprattutto grazie ai professionisti che ti guidano”.

Parliamo di Enif, spettacolo allestito per il centenario della prima guerra mondiale. Chi è Enif Angiolini Robert?

Debora: “Ci è stata consigliata dalla professoressa Megale: Un ventre di donna: romanzo chirurgico è un libro molto raro. Abbiamo cercato di capire e dare un senso preciso al romanzo, poi abbiamo allargato il contesto alla prima guerra mondiale, il corpo della donna, come è cambiata la sua concezione”.

Gabriele: “Parla della vicenda generale, le varie operazioni chirurgiche che questa attrice affronta per via di una probabile annessite. A un certo punto sospettano una tubercolosi ovarica, affronta operazioni e complicazioni, la ferita non viene suturata in modo sterile e insorge un’infezione. Da un lato c’è la tensione di una donna verso il mondo futurista di Marinetti e della guerra, visto che Marinetti era al fronte, dall’altro la malattia. Enif vive la malattia come fosse il corrispettivo della guerra”.

Debora: “Ci abbiamo visto anche l’affermazione di Enif come donna e artista: dice che questo “svuotamento” della propria parte femminile, utero  e ovaie, potrebbe finalmente renderla un artista come può esserlo un uomo. La donna agli inizi del 1900 era tale perché faceva e curava i bambini, ma lei era un’artista e cura con l’arte la sua malattia. Non si affida solo alla medicina, ma cura prima il suo spirito”.

Eleonora: “Estrapolare e far capire Enif agli altri è stato davvero difficile, è stato un lavoro di 35/40 ragazzi che hanno tutti dovuto metterci del loro, un lavoro interiore quasi quanto quello che Enif ha dovuto fare per scrivere il libro. Il metodo usato è quello di cercare di interiorizzare il testo”.

Antonia: “Il nostro metodo cerca di portare fuori tutti i talenti dei ragazzi: abbiamo dei musicisti e quindi abbiamo musiche originali. Abbiamo danzatori e quindi avremo coreografie originali.

Il libro è scritto con molti linguaggi diversi. Come si uniscono questi diversi linguaggi sulla scena?

Eleonora: “Sono separati, anche fisicamente. Sono insieme ma ognuno ha il suo spazio. E’ uno spettacolo itinerante ma ovviamente alla fine è tutto omogeneo”.

Gabriele: “Ci sono anche interrelazioni: musica e recitazione sono molto legati. C’è una canzone su Alessandria D’Egitto di cui ho curato testo e musica, per esempio, legata alla recitazione. La cura vera qui è quella dell’anima: il libro mi ha colpito molto perché anticipa cose di cui parliamo ora. La lotta contro il paternalismo medico che Enif conduce quando i medici non vogliono parlare con lei ma col marito, il bisogno di valutare il paziente come persona e non come caso, migliorare la vita anche dei pazienti non curabili”.

Ci sono anche studenti che vengono da altri percorsi?

Antonia: “Ogni anno ci sono studenti che provengono dal altri corsi di laurea che gravitano intorno al PIN per studio, e ci aiutano nello spettacolo. Quest’anno abbiamo un ampio gruppo di designer che da Calenzano sono arrivati qui, che ci hanno aiutato per le scenografie e un po’ con la grafica e comunicazione. Fra una cosa e l’altra siamo più di cento: 36 in scena fra musicisti, attori e danzatori. Il nucleo stabile di Binario di scambio cambia di continuo: adesso siamo 36 in scena e moltissimi dietro le quinte e intorno. Tredici organizzatori, sette persone alla comunicazione”.

Il fatto che lo spettacolo sia itinerante è una necessità data dai diversi linguaggi o un adattamento per motivi stilistici?

Antonia: “Questo spazio lo richiede: è uno spazio bello, interessante. E’ anatomico ma non solo: ci sono colori o scenografie create per dare senso al testo che altrimenti resterebbe solo descrizione. E’ un po’ il linguaggio del testo che lo richiede”.

Eleonora: “E’ anche un fatto di organizzazione: invece di tenere le persone ferme abbiamo deciso di farle girare. Nel teatro entrano 84 persone, non di più: facciamo due repliche anche per questo e farle girare è buono anche per il lato organizzativo”.

Antonia: “L’anno scorso abbiamo fatto uno spettacolo su Don Chisciotte, itinerante anche quello visto che Don Chisciotte alla fine è un cavaliere errante. Inoltre è una necessità di far fare un percorso allo spettatore. Per i disabili abbiamo un percorso alternativo, visto che nel percorso ci sarebbero le scale. I posti però sono quasi finiti: ne sono rimasti pochissimi per le 22,30″.

Parliamo del titolo: Enif Fine Enif.

Antonia: “Ci sono due modi di leggere il libro. Uno più superficiale e uno che ti permette di entrarci a fondo e di capire cosa c’è dietro ogni singola parola. Il titolo è un gioco di parole futurista nato un po’ per caso, parlando fra di noi”.

Eleonora: “La ripetizione resa necessaria dal fatto che i futuristi utilizzassero onomatopee e ripetizioni. E’ Enif, Fine, la sua morte, e la sua rinascita: Enif”.

Antonia: “Abbiamo iniziato questo percorso da Enif e inizieremo questo spettacolo dalla fine, per poi tornare da Enif”.

Lo spettacolo è gratuito e su prenotazione ma i posti rimasti sono davvero pochi. Nel caso foste interessati contattate il numero 3923406658 o scrivete a [email protected], [email protected], specificando l’eventuale presenza di disabili.

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