Non basta fare testa o croce per decidere sul senso di una vita. Allora meglio aspettare. Chi? Godot? Magari stavolta arriva. Per il quarto anno consecutivo si conclude a Zappa il corso di teatro “al limite della cazzata”, tenuto da Giulia Aiazzi, Riccardo Goretti e Pasquale Scalzi, con un doppio spettacolo, “Didì, un tranquillo lunedì di smarrimento” in scena il 19 giugno e “Gogò, un mercoledì non proprio da leoni”, il 21 giugno alle ore 21.

Il corso conta più di trenta alunni, tra i nuovi e gli storici: “L’attività – racconta Scalzi – si è divisa in due parti: la prima fatta di esercizi e improvvisazioni, in cui abbiamo chiesto anche di scrivere liberamente. Nella seconda parte abbiamo invece lavorato alla costruzione dello spettacolo. La grande novità di quest’anno è stata l’inserimento nel corpo docenti della bravissima Giulia Aiazzi, che ha dato il suo prezioso contributo e che ha rinvigorito il corso. A febbraio abbiamo raccolto tutto il materiale scritto dai ragazzi che, messo nelle mani di Riccardo Goretti, drammaturgo di prim’ordine, ha preso la forma dell’opera che andrà in scena”.

L’attesa è il tema degli spettacoli di quest’anno: i titoli prendono ispirazione dai nomignoli che si danno i due protagonisti di “Aspettando Godot”. “Abbiamo iniziato – racconta Giulia Aiazzi – a lavorare con improvvisazioni fisiche e drammaturgiche sul tema delle ossessioni e dell’attesa, visto che molto spesso quando viviamo la seconda ci troviamo inevitabilmente a cascare nelle prime. Gli allievi hanno prodotto numerosi monologhi e dialoghi e su nostra richiesta anche scene che potremmo definire coreografiche, ovvero di movimento e musica. I due spettacoli conservano la stessa matrice, sulla quale si innestano differenti scene”.

Ancora pochi posti per partecipare come pubblico: è obbligatoria la prenotazione scrivendo [email protected] “Il clima – continua Riccardo Goretti – è il solito degli spettacoli dei limitanti: si alternano momenti comici a momenti drammatici. I protagonisti sono inseriti fuori dal tempo, non sanno cosa stanno facendo e sono continuamente confusi tra ricordi personali e altri pensieri. Non capiamo che rapporto abbiano tra di loro le persone in scena e col mondo che li circonda”.

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