iran

Abbiamo raccontato qui la storia di Gaetano Vannucchi e del suo progetto di viaggio in Vespa verso il Giappone. Partito lo scorso 29 giugno, adesso è lui a raccontarci alcune tappe del suo lungo viaggio verso il Sol Levante in sella all’amata Calypso. Qui le tappe precedenti.

Dopo aver lavorato per qualche giorno alla raccolta di çay tea per contraccambiare la dolce ospitalità di una graziosa famiglia turca, riprendo il cammino con Calypso verso la capitale della Georgia.

Arrivo a Tbilisi in due giorni senza difficoltà, respirando profumi che mi ricordano la Toscana con piacevoli immagini di enormi vigneti poiché i georgiani producano un ottimo vino, un vino che puoi trovare in vendita in qualsiasi angolo della città in bottiglie di plastica riciclate o se uno chiede qualcosa di più raffinato si può trovare nei più disparati wine-shop.

Tbilisi città moderna, bei musei, bella architettura, non troppo caotica, buon cibo, super economica, donne piacevoli da osservare e con una vita notturna decisamente elettronica. E pensare che per pochi giorni non ci ho beccato il presidente Mattarella che era in visita nella città, se lo incontravo gli facevo fare un giro su Calypso e casomai anche una canna d’erba visto
che in Georgia l’hanno depenalizzata.

Tbilisi

Il contrasto tra le grandi città e il resto del paese è impressionante. Lungo la strada trovo solo villaggi che all’apparenza sono abitati da soli uomini, mucche che pascolano ai bordi della carreggiata e cani randagi pronti ad attaccare alla caviglia. Poi tutto ad un tratto, appena mancano pochi chilometri al centro città, iniziano a bombardarti di pubblicità della qualunque e appaiono anche donne indaffarate con la loro vita di tutti i giorni. Riesco a fare anche la Visa per entrare in Iran e questo mi rende molto felice perché mi risparmierò di dirigere la spedizione verso l’India con il conseguente attraversamento del “lut desert” iraniano e delle
pericolose zone del Pakistan.

Sono così eccitato, ora il viaggio inizia a farsi interessante. Però che palle con tutta questa burocrazia, ambasciate, uffici e tour operator, mi fanno quasi venir voglia di tornare indietro.

Dopo una settimana di stop entro in Armenia con i suoi incredibili paesaggi, montagne selvagge, donne e uomini dalle dentature dorate, vino ruspante ma di una qualità inferiore a quello georgiano e strade con salite, discese e tornanti incredibilmente divertenti ma con un asfalto di merda che mi provoca la prima foratura del viaggio.

Alloggerò in un ostello nella città di Erevan, nuova apertura, poca gente, molto pulito e super cheap, trovo pure un piaggio center dove tutti rimangono sbalorditi riguardo alla mia avventura verso il Giappone con una vespa PX 150. Il meccanico filippino mi offre pure un giro
di birra armena decisamente apprezzabile.

Il monte Ararat con i suoi 5137 metri e il suo cappello bianco di neve mi osserva per due notti dove nei miei sogni cerco di trovare l’arca di
Noé e diventare così il più famoso archeologo del mondo, ma in realtà nei miei sogni ci sono solo banchetti con fiumi di alcol e porchette croccanti visto che dall’Iran in poi la carne di maiale e l’alcol saranno solo un ricordo o un miraggio. Alla frontiera dell’Iran sono tutti molto carini e simpatici con le pratiche che tardano un’ora e mezzo ma con dell’ottimo tea offerto dalle guardie d’ufficio, mastercard e Visa non sono accettate e così sono costretto a cambiare gli euro che precedentemente a Erevan avevo prelevato ma la fortuna è che il tipo del cambio si confonde lasciando entrare nelle mie tasche il doppio di quello che avevo cambiato. Che fortuna!

Il panorama è impressionante, enormi montagne di colore beige contrastano le verdeggianti coltivazioni di alberi da frutto, il vento tira forte alla pari con quello nordico norvegese, molesto e impetuoso mi spinge dove vuole lui alzando folate di sabbia che levigano la pelle del mio viso. Prima sosta nella città di Tabriz, dove incontro una coppia di giovani torinesi che per l’appunto sono conoscenti di quel ragazzo che qualche anno fa era andato nel sol levante con una vespa uguale a Calypso per incontrare la sua ragazza giapponese, ragazza che in realtà non pensava più ad una relazione con lui… questo è puro e crudele gossip.

Seconda sosta nella città di Zanjan e poi verso Teheran, lungo la strada rimango senza olio nel miscelatore, entro nel panico visto che qua guidano tutti motorini a quattro tempi e l’olio per i due tempi sintetico neanche l’ombra. Trovo un rivenditore di lubrificanti solo per automobili, il proprietario mi dice che quell’olio che mi propone senza marca nè logo è buono per la vespa ma la compressione linguistica equivale a zero. Decido di fidarmi e ne faccio mettere un mezzo litro, just in case per arrivare fino a Teheran, percorro 200 chilometri nel mezzo al nulla, solo paranoia per un’ eventuale rottura del motore con sorpassi di camion, autobus e auto di iraniani che vogliono conversare con me durante la guida a 80 km/h, io sulla corsia d’emergenza e loro con il finestrino aperto biascicando parole incomprensibili che non ascolto neanche a causa del vento incessante.


La capitale inizia a farsi notare, con le sue fabbriche, centrali elettriche, bandiere e manifesti di Khomeyni, la cosa fastidiosa del mondo islamico è che per riempire o colorare i vuoti che hanno piantano enormi bandiere della nazione o appiccicano gigantografie del dittatore o presidente o
militare di turno, non sarebbe l’ora di finirla?

Teheran


Teheran, anarchia totale a livello di guida su strada, apro il gas, mi divincolo nel traffico colorato dal giallo dei taxi, sono esausto, Calypso segna 7910 km.

Ricetta di viaggio

Special Tahchin (riso basmati e bocconcini di pollo allo zafferano) di mia interpretazione. Per 4 persone. Ingredienti: Pollo intero da 1 kg. Una bella cipolla dorata, un pomodoro pelato, due spicchi d’aglio, tre tazze di riso basmati, mezzo cucchiaino di zafferano, due foglie d’alloro, un bicchiere di vino rosso, un peperoncino, olio extravergine d’oliva q.b., sale e pepe q.b.

Preparazione. Dopo aver tagliato in pezzi il pollo rosolatelo in poco olio d’oliva in una casseruola da tutti i lati, quando avrà preso un bel colore aggiungere la cipolla tritata grossolanamente, dopo due minuti
aggiungere l’aglio schiacciato, le foglie d’alloro ed il peperoncino, insaporire con sale e pepe. Appena la cipolla si è appassita sfumare con il vino rosso a fuoco vivo fino a quando non sarà evaporato del tutto, dopo di che strizzare con la mano il pomodoro pelato, mescolare il tutto e coprirlo con del brodo vegetale precedentemente preparato, appena prende il bollore
aggiungere lo zafferano e tappare con un coperchio. Lasciare cuocere per 40 minuti a fuoco basso. Nel mentre sciacquare il riso basmati e metterlo a cuocere con 6 tazze d’acqua fino a quando non sarà del tutto ritirata l’acqua. Quando il pollo risulta fatto levare i bocconcini dalla casseruola e predisporli in ciotole da portata, filtrare il brodo con un colino aggiungerci una noce di burro e versare nuovamente la brodaglia nelle ciotole dove avete precedentemente sporzionato il pollo. Iniziare a mangiare la
zuppetta con il riso basmati da accompagnamento come se fosse del pane.
Le bevute alcoliche qua non sono accette e quindi vi consiglio di bervi una coca cola o una birra analcolica come sta facendo il sottoscritto :)

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