Cinquant’anni di Corteggio Storico a Prato: il libro

Il Comune celebra i cinquant'anni di Corteggio Storico con un libro che ne racconta la storia.

0
Condividi
Corteggio Storico 1968

Si chiama “La Madonna della Cintola e i cinquant’anni del Corteggio storico” e ripercorre con documenti storici, dipinti e foto la storia della fiera nata oltre otto secoli fa intorno all’8 Settembre e della sacra Cintola, che veniva mostrata al popolo a Pasqua, nel giorno della Natività di Maria e il 26 dicembre, festa del patrono Santo Stefano. Il libro arriva fino alla rinascita del Corteggio nel 1968, grazie all’idea del consigliere comunale della Democrazia Cristiana Luciano Santini che la propose al sindaco Giorgio Vestri del Partito Comunista.

Verrà presentato il prossimo 7 settembre alle 21 in piazza del Comune, in occasione della consegna del Gonfalone d’Argento della Regione Toscana per il 50°anniversario del Corteggio.  Ne saranno stampate 2000 copie, in distribuzione gratuita all’Urp a partire dai primi di settembre e anche la sera del 7 settembre per gli intervenuti.

Gli autori del libro sono molti. Il professore di storia economica Giampiero Nigro traccia le origini medievali della festa. Il vescovo di Prato Franco Agostinelli racconta invece la storia del Sacro Cingolo della Vergine e il cerimoniere del Comune Giancarlo Calamai ripercorre 50 anni di Corteggio Storico. Al sindaco Matteo Biffoni è affidata invece la prefazione.

“Diversi gli aneddoti che vengono raccontati – si legge nella nota – come quello dell’arrivo del Sacro Cingolo a Prato, nel XII secolo, portato da “un certo devoto pratese, Michele per nome chiamato”, ovvero Michele Dagomari, che la donò alla pieve di Santo Stefano. Grande la devozione che suscitò da subito in Toscana e anche oltre i suoi confini, con la partecipazione alla sfilata per l’Ostensione di duchi, cardinali, re e condottieri, tutti accolti con grande fasto dai personaggi più illustri della città, tra cui Francesco Datini, facendo innervosire la moglie Margherita, che doveva occuparsi dell’ospitalità, di rifornire la cucina e di sistemare la casa con gli arredi più ricchi. L’interesse della corte fiorentina scomparve dopo l’avvento al trono dei Lorena: Pietro Leopoldo, alla fine del Settecento, scrisse che a Prato “il popolo basso è rumoroso, ignorante e superstizioso assai”. Ritenne perciò necessario “levargli le superstizioni che hanno, e in specie quella della Cintola della Madonna”.

“Il culto mariano ebbe una nuova ripresa a metà dell’Ottocento con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione e le apparizioni di Lourdes – continua la nota stampa – Nel 1901 una nuova frattura, quando l’Amministrazione pubblica di allora non presenziò più alle ostensioni solenni, arrivando addirittura nel 1904 a restituire le chiavi (due delle tre necessarie) dell’altare della reliquia alla chiesa, in nome “del trionfo della libera ragione e della scienza sulla superstizione religiosa”. Dopo la firma dei Patti Lateranensi (1929) il Comune richiese e ottenne nuovamente le chiavi dell’altare della Cintola, nel 1931. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, come racconta il cerimoniere Calamai nel capitolo da lui curato, fu Luciano Santini a voler dare nuovo spessore alla tradizione dell’8 settembre attraverso l’organizzazione di un corteggio storico inteso “come tradizionale omaggio dei Comuni toscani alla Sacra Cintola”, riunendo le istituzioni cittadine e la Chiesa. Giorgio Vestri, lungimirante sindaco comunista, accolse con favore l’idea. Fu una prima edizione trionfale, come scrisse il giorno seguente Giuseppe Giagnoni sulla cronaca di Prato de La Nazione”.

“Tra gli spettacoli che per la prima volta precedettero il Corteggio – conclude la nota – ci furono i tre concerti allo stadio comunale di Patty Pravo, Mino Reitano e i New Trolls. Calamai racconta anche dell’edizione del Premio letterario Prato, che quell’anno venne dato alla memoria di Beppe Fenoglio per il suo romanzo postumo, “Il partigiano Johnny”, pubblicato proprio nel 1968 da Einaudi. La giuria, presieduta da Franco Antonicelli, era composta da Arrigo Benedetti, Giorgio Bocca, Ugo Cantini, Cesare Grassi, Silvio Micheli, Geno Pampaloni, Ernesto Ragionieri, Mario Tobino, Diego Valeri e Lemmo Vannini”.