India – Kerala – Cochin – 17 novembre 2014

E’ partita da Prato il 14 novembre la settima missione dei “Cittadini del Mondo – Passaggio in India”, in collaborazione con il comune di Prato, l’ASL di prato, la Polisportiva Aurora e la Congregazione delle Suore Domenicane di Maria del Rosario di Iolo. Venti i partecipanti,  tra medici, operatori sanitari, utenti, studenti e volontari, accompagnati come sempre dalla Madre Generale della Congregazione Paola Colotto, coadiuvata dagli instancabili ideatori del progetto Lamberto Scali e Luciano Giusti.

Dopo circa 20 ore di viaggio, la delegazione viene accolta con lo stesso amore e dedizione di sempre dalle suore di Cochin del Rosary Convent. Tanta la loro emozione nel rivedere le persone che ritornano per la seconda volta oppure per l’ennesima e tanto il riguardo per chi arriva in India per la prima volta.

L’avventura di questa missione ha inizio con la visita al “Settelment“, una struttura che ricorda un po’ i nostri manicomi ai tempi di Basaglia, o forse peggio. I veterani della missione trovano che ogni hanno ci sia un enorme miglioramento tra utenti, operatori del Settelment e noi italiani. Il primo anno, quindi 7 anni fa, non esisteva relazione tra noi missionari e gli utenti del Settelment. Noi lavoravamo con passione e loro ci osservavano straniti, quasi infastiditi. Oggi le cose sono notevolmente cambiate, ci attendono un anno  intero per poter lavorare insieme e insieme migliorare le loro condizioni di vita.

Il lavoro suddiviso in due gruppi: case dei poveri e Settelment.

Queste le impressioni di chi partecipa per la prima volta

Luciana. “Al primo impatto non credevo fosse possibile che si potesse fare qualcosa per migliorare l’ambiente. Ero incredula. Successivamente la mia incredulità scemava tanto da ricredermi totalmente. Infatti non pensavo che potessimo lavorare insieme nel dipingere i tavoli sui quali loro avrebbero mangiato e mi sono resa conto che tutto ciò è possibile. Si notava l’uguaglianza che non erano solo malati, ma persone, concepivano il lavoro di gruppo e si facevano avanti per lavorare insieme”.

Massimo. “Non ci sono rimasto tanto bene. Pensavo che fossero persone diverse, e stando a contatto con loro, lavorando insieme, ho capito che sono delle persone, al di là dei problemi che hanno e delle loro patologie”.

Stefano. “Mi limitavo a guardare, ad osservare, non riuscivo a pensare a nulla perché non conoscevo l’ambiente che mi circondava; la seconda volta mi sono concentrato sul lavoro”.

Jessica. “Impressionata dalla casa dei poveri, piaciuto il lavoro insieme perché soddisfazione personale, il lavoro in gruppo ci unisce di più. Stuccato la casa, ridipinta”.

Alcune delle impressioni di chi ormai invece è un veterano.

Maria Grazia. “Emozionante l’ accoglienza ricevuta dagli ospiti del Settelment, alcuni di loro felici nel rivederci e nel riabbracciarci, altri, quelli che non ci conoscevano, stupiti, curiosi e forse più emozionati di noi. Altri ancora assenti, chi trasferiti in altre strutture e chi con immensa gioia protagonisti oramai di una vita normale. Il primo giorno di lavoro pensavo fosse come negli anni passati, con scarsa partecipazione da parte loro invece, con grande sorpresa, la loro voglia di collaborare con noi unendosi quasi integrando le loro forze con le nostre è stata veramente emozionante. Evidenziando un notevole cambiamento rispetto alle volte precedenti, vorrei quasi dire un’evoluzione di vita”.

Selene. “E’ sempre difficile trovare il modo giusto di rapportarsi con persone povere che hanno bisogno del mio aiuto per imbiancare la loro casa. All’inizio nell’aria ho sentito imbarazzo, incertezza, paura, ma sono proprio questi stessi a trasmettermi sicurezza e voglia di fare, si crea una distinzione netta tra l’ambiente in cui vivono povero, sporco, imbarazzante e i loro sorrisi con annessa la voglia di vivere che dimostrano. Sono felice di stare con loro, di stare con i miei compagni, di avere la possibilità di rivivere questa esperienza senza la foga della novità”.

Foto di Ivan D’Alì

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