femicidio

3 dicembre 2014, Agrigento
Alina Condurache è stata uccisa a 20 anni dal fidanzato Angelo Azzarello, di 24. Le ha sparato due colpi di pistola al culmine di una lite. Alina è morta per una emorragia interna durante il trasporto in ospedale. Secondo gli inquirenti, da un anno i due giovani – che convivevano da tre anni – litigavano con frequenza. La giovane è stata ferita all’inguine e poi soccorsa da alcuni parenti che vivono nelle vicinanze. È morta per un’emorragia durante il trasporto in ospedale.

3 dicembre 2014, Treviso
Sisto De Martin, un ex camionista di 62 anni, ha ucciso sua moglie, Teresa Reposon, 57 anni, colpendola alla testa, poi si è avventato sul figlio Cristian, 24 anni, e lo ha ammazzato con un coltello. Quindi si è impiccato.

30 novembre 2014, Sapri (Sa)
Pierangela Gareffa, 39 anni, è morta dissanguata in casa, dopo esser stata ferita con un coltello da cucina dal marito, Sandro Pili, 48 anni. In casa, mentre Pierangela moriva, c’era anche il figlio, ma non si è accorto di nulla. L’uomo, dopo aver raccontato agli inquirenti una storia improbabile, ha confessato.

30 novembre 2014, Postiglione (Sa)
Cosimo Pagani, 32 anni, ha ucciso la sua ex moglie, Maria D’Antonio, 34, nella sua abitazione, quindi è tornato a casa, si è barricato dentro e ha annunciato la sua morte su facebook.

25 novembre 2014, Bologna
Erano sposati da 60 anni. Lui l’ha uccisa sparandole con una pistola, all’apice di una discussione in cucina. Luciano Zironi aveva 79 anni, la stessa età di sua moglie, Bruna Belletti. I due hanno una figlia.

24 novemnre 2014, Verona
Una romena di 46 anni, sex worker, è stata aggredita e uccisa sulla strada statale Gardesana, nei pressi di Verona. Il corpo della donna presentava vistose tumefazioni, in particolare al volto.

10 novembre, Cisterna (Lt)

Un agente di polizia penitenziaria, Antonino Grasso, 38 anni, al culmine di una lite per gelosia, ha sparato alla moglie, Tiziana Zaccari, 36 anni, uccidendola. Poi si è tolto la vita sparandosi con la stessa arma. Negli ultimi tempi i litigi tra i due erano sempre più frequenti, soprattutto da quando la donna aveva deciso di lasciarlo. La coppia aveva due figli, di 6 e 7 anni.

Da femminicidio a femicidio. Questa di novembre – mese che ospita la celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne – sarà la prima rubrica di Pratosfera che introdurrà il termine femicidio al posto di femminicidio. Per elencare le vittime della violenza sulle donne, abbiamo usato finora una parola di uso comune e più facilmente comprensibile come femminicidio, nonostante sapessimo che per femminicidio si intende, genericamente, ogni forma di discriminazione e di violenza contro la donna. L’uccisione, infatti, viene identificata con un neologismo ben preciso, di derivazione anglossassone, che è, appunto, femicidio. Per questo, dopo nove mesi di rubrica, abbiamo deciso di introdurre il termine esatto, certi che i tempi a Prato siano finalmente maturi. Questo implica, però, che da ora in avanti la nostra rubrica includerà, assieme alle donne uccise per mano amica da persone di cui si fidavano, anche l’uccisione delle sex workers. Com’è spiegato nel “Sesto Rapporto sulla violenza di genere in Toscana. Un’analisi dei dati dei Centri Antiviolenza” della Regione Toscana (uscito appunto il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne), infatti, “nel femicidio sono inclusi tutti gli omicidi avvenuti per motivi di genere, indipendentemente dalla relazione tra vittima e aggressore. Il femicidio è, infatti, la punta drammatica di un fenomeno complesso che ha bisogno di essere studiato e contrastato”.
Incrociando quanto emerge dalla banca dati raccolta dalla Casa delle donne di Bologna, che si basa come noi su articoli di stampa, e quanto denunciano i dati del registro mortalità regionale toscano, i femicidi in toscana dal 2006 al 2013 sono stati 57.

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