Il nuovo direttore del Met Franco D’Ippolito si è presentato stamani alla città e ha subito messo in chiaro non solo le linee che intenderà seguire nei prossimi due anni ma anche come la pensa su molte cose, compreso il Mibact. Con un’unica idea di fondo:  “Il Met continuerà a scrivere un pezzo significativo della storia teatrale italiana, assumendosi il rischio culturale che si è sempre preso”.

Responsabilità pubblica e rischio culturale

Il primo argomento toccato da D’Ippolito nel suo intervento è stato quello della responsabilità pubblica del teatro. “Il teatro ha una responsabilità pubblica e questo significa che deve garantire alla comunità un’ampia e articolata offerta culturale – ha esordito – con l’obbligo di assicurare anche una gestione trasparente e condivisa del teatro”. Questo si dovrebbe articolare lungo una serie di linee guida che “saranno poi meglio definite dal consiglio del Met” ha aggiunto D’Ippolito.

Rischio culturale
“Il Met dovrà essere il più possibile un’idea plurale, come anche i primi quattro spettacoli in cartellone mettono bene in evidenza, e dovrà assumersi il rischio culturale che si è sempre preso – ha spiegato – Questo significa alcune cose precise: la ricerca della qualità  della poetica teatrale, la ricerca della contemporaneità della drammaturgia e l’innovazione tecnologica del palcoscenico, senza mai perdere contatto con il pubblico perché, ha spiegato D’Ippolito, “tutte le volte che il pubblico reagisce in modo disorientato vuol dire che c’è qualcosa che noi non abbiamo fatto bene”.

Quattro spazi per un’identità complessa
La ricchezza del Met sono i suoi spazi, cui di recente si è aggiunto anche il teatro Magnolfi. “Sono spazi diversi tra loro e ugualmente belli – ha cominciato – che ci potranno aiutare ad articolare meglio la pluralità della nostra programmazione rendendola più comprensibile anche al nostro pubblico”. D’Ippolito ha idee precise su come usare i quattro teatri del Met. “Il Metastasio rimane il luogo perfetto per proposte di complessità “spettacolare” mentre il Fabbricone è uno straordinario spazio vuoto da riempire con invenzioni artistiche e innovazioni tecnologiche. Il Fabbrichino, davvero ben  gestito dalla compagnia residente – ha precisato il direttore –  rimane la casa della cultura del nostro teatro destinato ai più piccoli. Il Magnolfi infine è lo spazio destinato alla formazione, un luogo dove promuovere l’incontro tra generazioni e interessi culturali diversi.  Quello della formazione è un tema cruciale per il Metastasio – ha aggiunto – nei nostri progetti c’è infatti quello di farci riconoscere dalla Regione come il polo dell’innovazione tecnologica per lo spettacolo”.

Mibact

Questo decreto per me non funziona e non può funzionare – ha subito spiegato il nuovo direttore del Met – è come se avessero voluto fare un maquillage del sistema teatrale italiano ma la truccatrice non si fosse espressa al meglio. Ci sono delle sbavature e soprattutto manca una visione di sistema e cioè come l’esistente si debba e si voglia modificare”. La condanna del decreto ministeriale si affianca però ad una speranza: ” Mi auguro ci sia il modo, il tempo, l’umiltà e la saggezza per fare le modifiche necessarie, non dico di riscriverlo, anche se sarebbe la cosa migliore, ma almeno di superarlo e ristrutturarlo. Quello che voglio dire – ha aggiunto  – è che quello che devo fare non può deciderlo il decreto ma lo devo decidere io, cioè il teatro e la fondazione del teatro. La nostra connotazione a teatro di rilevante interesse culturale ci colloca poi a livello metropolitano come una perfetta cerniera tra sistema produttivo e distributivo in Toscana, insieme a Fondazione Sistema Toscana. Noi – ha concluso – siamo pronti a fare quello che abbiamo sempre fatto e siamo a completa disposizione della Regione per lo sviluppo di nuovi progetti”.

Intanto, a margine, il diretto del Pecci Cavallucci e il presidente del Met Bressan annunciano il protocollo di collaborazione tra il museo e il Metastasio per il futuro prossimo venturo.

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