Ho letto di recente Kaputt di Curzio Malaparte e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Cioè, mi è piaciuto molto, ma ho anche fatto estremamente fatica a finirlo.

È un libro strano dove non capisci mai cosa c’è di vero e cosa no. Il protagonista parla con il Principe della Finlandia, non fa mai buio, e i due ricordano con nostalgia i vecchi tempi andati, tanto per fare un esempio. Mi sembra una cosa improbabile, ma comunque: perché no?

Oppure lui vaga per le campagne della Romania, da solo, durante la guerra (perché è solo? Che ci fa là?) e finisce a dormire in una casa abbandonata. Ci può stare, voglio dire, anche se mi sembra strano. È un libro scritto in un sacco di lingue diverse, e a tratti non ho capito niente, ma per chi volesse provare a leggerlo, garantisco che ci sono come minimo due scene che ti si incollano addosso e non te le scorderai mai: penso a quella dei cavalli nel lago ghiacciato, e penso a quando, alla fine, i mostri escono dalle viscere di Napoli.

Finito di leggere Kaputt volevo andare per festeggiare in cima alla montagna sopra Prato dove ho sentito dire ci sarebbe il suo mausoleo con incisa quella frase famosa che lui avrebbe pronunciato in vita e che adesso non ricordo esattamente: io son di Prato e se non fossi stato di Prato avrei preferito non nascere nemmeno, ma potrei ricordare male, e anche qualcosa sugli sputi a tutti gli altri non pratesi, che forse Curzio anche un po’ troppo, non c’era bisogno, secondo me hai esagerato coi toni. Comunque non per la frase, ma non sono andato su al mausoleo. Per pigrizia.

Ci sarebbe da aggiungere a questo discorso che, nel mio immaginario, Casa Malaparte a Capri rappresenta il vertice assoluto di ciò che è bello. Una terrazza a mare, dei gradini, metà tempio greco, metà rudere minimalista. C’è pure ambientato un film francese con Brigitte Bardot, e non aggiungo altro.

Penso infine a un’altra cosa: un tempo a Prato avevate lo scrittore Curzio Malaparte, oggi invece avete il rapper Blebla. Non penso che noi a Firenze si sia messi meglio, e non si creda che questo mio discorsetto sia una critica a Prato o a BleBla che pure mi era stato simpatico con quella sua canzone. Magari è più una constatazione sui tempi in cui viviamo.

Qualcuno potrebbe dire che è assurdo e un po’ di cattivo gusto concludere questo testo dedicato a Malaparte con un riferimento al rapper BleBla. Che non soltanto è ingiusto, ma non c’entra nulla, perché niente si dovrebbe mai comparare con niente, perché esistono solo casi particolari e specifici, ma ho deciso di chiudere così: perché sono polemico e perché anche io, come Curzio, voglio far come mi pare.

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