Come abbiamo visto nella precedente puntata, pur facendo il possibile per documentarsi anticipatamente sulle condizioni meteo e prevenire perciò di trovarsi in situazioni avverse, talvolta può capitare di incorrere in condizioni non favorevoli se non addirittura pericolose.

In tal caso è necessario conoscere alcune regole base che ci possono permettere di ridurre la nostra esposizione ai fattori di rischio e più prosaicamente “riportare la pelle a casa”.

In caso di temporale, soprattutto in estate quando i fenomeni possono essere intensi ed improvvisi, uno dei pericoli maggiori per gli escursionisti sono i fulmini; ricordate sempre che la scarica principale una volta abbattutasi al suolo dà origine a scariche secondarie che corrono lungo il terreno verso il basso attraversando tutto ciò che incontrano, compresi noi!

In genere il fulmine si abbatte su oggetti a punta e isolati, ad esempio un albero, uno spuntone roccioso o una croce di vetta, perciò bisogna far in modo di non essere in prossimità di elementi simili e soprattutto di non essere noi l’oggetto isolato, (sarà perciò estremamente pericoloso trovarsi al centro di un prato). Qualora ci si renda conto che la fulminazione è prossima, (si avvertono i capelli che si rizzano, oppure i metalli crepitano e c’è elettricità nell’aria), dovremo toglierci tutti gli oggetti metallici e a punta che abbiamo con noi ed assumere una posizione ad uovo con la testa tra le ginocchia; se possibile non sostiamo su terreno inzuppato dalla pioggia perchè l’acqua è una buona conduttrice di elettricità e potrebbe essere attraversata da scariche secondarie; piuttosto possiamo sederci sullo zaino e coprirci con la mantella. Possibili zone sicure sono i boschi fitti, meglio se composti da alberi più o meno della stessa altezza, o l’interno di capanne, case in pietra e grotte, purchè si stia lontani dall’ingresso e dalle pareti.

Se le precipitazioni abbondanti talvolta causano un ingrossamento repentino dei torrenti o provocano frane e smottamenti, è pur vero che dovremmo essere molto sfortunati a intercettare tali fenomeni. Piuttosto un altro elemnto di notevole pericolo per chi va in montagna è rappresentato dal transito di nuvole basse e banchi di nebbia, con conseguente riduzione improvvisa della visibilità e possibile perdita dell’orientamento. In tale circostanza torna utile tutto quanto consigliato in fase di preparazione alla gita; se abbiamo studiato in precedenza il percorso, con la carta alla mano ed una bussola, dovremmo essere in grado di portare a compimento la traversata o eventualmente di ripercorrere a ritroso il sentiero già percorso. Anche l’altimetro può essere utile in caso di nebbia, così come in generale possono essere risolutivi tutti i dispositivi gps ormai estremamente diffusi tra gli appassionati di sport all’aperto.

In caso di pericolo legato al maltempo dobbiamo comunque sempre mettere da parte aspettative ed aspirazioni personali in favore del buon senso. Talvolta, anche se siamo vicini alla meta, in corrispondenza di un cambio di versante o di un passaggio da percorso riparato a percorso aperto di crinale ci si può imbattere nella nebbia; in tal caso sarà prudente retrocedere in zona sicura e fermarsi ad aspettare per qualche ora in attesa di un po’ di vento che “ripulisca”, oppure sarà necessario rinunciare e tornare indietro. Come già accennato in una delle precedenti puntate non dobbiamo fare infine l’errore di sottovalutare gli effetti del vento sulla percezione della temperatura: questo fenomeno, detto “wind chill”, può arrivare ad alterare anche di una decina di gradi la percezione del freddo; perciò non dobbiamo mai dimenticare di portare nello zaino una giacca a vento leggera con cappuccio anche in estate, (talvolta non scomodano perfino guanti e cappello).

Anche se le nostre montagne superano a mala pena i 1200 metri non dobbiamo mai sottovalutare il “pericolo freddo”. Perfino nei mesi più caldi capita di arrivare sudati sulla vetta, dove ad attenderci si presenta uno sbocco di aria fredda; in tal caso indossare subito uno o più strati per mantenere la temperatura corporea e magari sostare per alimentarsi in una zona riparata.

PROPOSTA TREKKING N°7: TRAVERSATA S. IPPOLITO DI VERNIO – S. LUCIA
Itinerario impegnativo di tipo E (22 km /+700 mt / 6-7 h)
Traversata impegnativa per lunghezza, con partenza dalla località Sant’Ippolito di Vernio (416 m).

Imbocchiamo il segnavia 16 grazie al quale percorriamo in direzione Sud-Ovest il crinalino che separa la valle del Bisenzio dalla valle del rio Canvella; superato il Poggio dell’Uccellaia (744 m) ed
ignorato l’itinerario 16B che scende a sinistra, imbocchiamo la porzione di sentiero conosciuta come “Sentiero dei Tabernacoli”. Ignoriamo i sentieri 38 e 16A e giungiamo infine al passo delle
Cavallaie (830 m), dove ci innestiamo sull’itinerario 10 che prendiamo in direzione Sud-Est.
Percorriamo quindi tutta la dorsale del Monte Javello con la cima più elevata delle Cavallaie (981 m), ignoriamo i segnavia 14 e 12 e scendiamo al Passo della Collina (448 m). Proseguiamo nella
stessa direzione fino a risalire al Monte Le Coste (508 m), dove potremo rendere omaggio alle spoglie di Curzio Malaparte, per sua volontà tumulate sullo “Spazzavento” e scendere infine a Santa
Lucia (95 m).

Prossime uscite con il CAI Prato:
17-18 Marzo, Ciaspolata in Val Maira – Alpi Cozie;
18 Marzo, Escursione sul Sentiero di Leonardo da Vinci – Montalbano (Gruppo i Francigeni).

Per informazioni ed iscrizioni visitare il nostro sito www.caiprato.it

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