gelatoteka
Calogero "Gero" Giunta, titolare della "Gelatoteka"

“Il cono è solo un atteggiamento mentale: ti costringe a mescolare i gusti e ti lascia in bocca il sapore della cialda. Per gustare davvero il gelato serve la coppetta”.

Così Calogero “Gero” Giunta spiega perché nella sua “Gelatoteka” alla Querce si servono solo coppette. Un dettaglio che la dice lunga anche sulla filosofia di questa gelateria già entrata nel cuore di tanti appassionati per la qualità del suo gelato e per il gusto della sperimentazione che vi si respira.

L’approccio è in realtà quello artigianale d’una volta, unito allo studio di nuovi abbinamenti e alla costante ricerca della miscela perfetta. E, chiaro, della qualità degli ingredienti usati. “Compriamo il latte crudo e lo pastorizziamo in proprio – comincia infatti “Gero”, come amava farsi chiamare il titolare della “Gelatoteka” – il nostro zucchero di canna bianco biologico arriva dalla Thailandia, le uova sono fresche, la nostra frutta solo di stagione e le confetture che usiamo le abbiamo fatte con le nostre mani. Insomma, i nostri ingredienti sono tutti biologici per davvero. Nessun semilavorato industriale, quindi niente mono e digliceridi degli acidi grassi né conservanti né coloranti”.

Per spiegare meglio questo gusto per la sperimentazione bio è però necessario raccontare le cene a base di gelato organizzate dalla “Gelatoteka”. È in queste occasioni che nascono infatti i nuovi gusti: “La conca d’oro per esempio, una crema agrumata con marmellata di arance di Ribera prodotta nel nostro laboratorio come se fosse fatta in casa, è nata in occasione di una cena dedicata alla Sicilia – spiega infatti “Gero” – Le nostre sono cene a tema, e si arrivano a consumare circa 700 grammi di gelato, divisi in due portate intervallate da un sorbetto e da una tisana”. Sono nati in queste occasioni i gusti alla “Sacher”, quello alle noci, miele e pere oppure il limone e basilico. La prossima cena in programma (venerdì 23 marzo) sarà dedicata però ai dolci trasformati in gelato, e il menù si preannuncia parecchio goloso: gelato ai bruttibuoni, ai biscotti di Prato con vinsanto di Capezzana, al babà al rum, ai sassanelli pugliesi e al gusto immancabile della Sacher.

“Gero” fa il gelato dal 1981 e nonostante nel frattempo abbia fatto molte altre cose – ha gestito il bar Piero a Sesto Fiorentino, il ristorante San Domenico a Prato e sempre a Prato ha aperto il primo pub in piazza Mercatale – quella per il gelato è una passione di cui non si è mai liberato. Così è nata l’idea della “Gelatoteka”, un luogo un po’ diverso dalla gelateria cui siamo abituati. “L’idea è proprio quella: c’è una bella differenza tra una libreria-gelateria e una biblioteca-gelatoteka – spiega lui usando una metafora libraria – nella prima si va attirati da una copertina patinata, nella seconda si va per approfondire e gustare testi che non trovi altrove”. Un gelato da meditazione insomma, da gustare seduti e rigorosamente in coppetta perché, conclude Gero, “il gelato ha la dignità e lo spessore di un alimento vero e proprio”.

Se vi fosse rimasto qualche dubbio, fate il test che il titolare propone sempre ai nuovi clienti. Noi non vi diciamo niente.

La “Gelatoteka” è in via Bresci 4 alla Querce. Per info e prenotazioni 392 5201923

 

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