“Chiudiamo perché siamo stanche dei conti che non tornano mai. La crisi economica, i grandi gruppi editoriali che ti strozzano e questa via, sempre più in preda al degrado, ci hanno tolto ogni spiraglio di speranza e di voglia di andare avanti. È una decisione che non nasce improvvisa, è frutto di riflessione e dolore, perché le soddisfazioni che ci ha dato Equilibri sono state immense, impagabili”. Barbara Fiaschi, socia insieme a Simona Cantini di Equilibri, la libreria di via Magnolfi che chiuderà il 30 novembre, ha voluto raccontare i suoi perché. Equilibri è l’ultima libreria generalista indipendente rimasta a Prato, una piccola nicchia accogliente stipata di scaffali e volumi, attraverso i quali le due libraie ti accompagnavano con passione e pazienza guidandoti nella scelta.

“Dall’inizio di quest’anno è iniziata una vera e propria caduta libera. E le motivazioni sono tante. In primis il mercato editoriale che soffoca i più piccini. Da qualche anno ti impongono prezzi allucinanti, altissimi, costringendoci a uscire con una novità a 22, 23, 25 euro – ossia il prezzo di copertina – e poi loro che fanno? Nelle loro librerie li scontano immediatamente del 20 percento. Come puoi competere? Noi passiamo da avidi e i grandi si fanno belli. Un mercato impietoso nel quale il piccolo libraio resta impiccato”.

“E tutto questo senza scadere nel luogo comune, nei grandi discorsi da autobus di Morettiana memoria, sugli italiani che non leggono – continua Simona -. Anche quando aprimmo nel 2007 gli italiani non leggevano. Però c’era ancora quell’euro in più che poteva essere speso per qualche buon volume. Diciamo che allora la crisi non ci aveva ancora azzannato. Oggi invece la gente è costretta a privarsi di molte cose e leggere, ahimé, non è considerato cibo per la mente, bensì qualcosa a cui poter rinunciare senza esitare. È una questione di cultura”.

“Siamo molto tristi. Per noi, ma anche per la città, con la quale abbiamo stretto sin da subito un legame speciale. E sono arrabbiata in primis con gli editori miopi – aggiunge – che dovrebbero guardare con attenzione a quel che sta accadendo nelle grandi metropoli, New York in primis, dove le piccole librerie vengono recuperate e aiutate in ogni modo perché preziose per la società. Forse accadrà anche qui, prima o poi, e mi dolgo di non poterci essere. Siamo stanche e non torniamo indietro”.

“Ma il mio senso d’impotenza mi frustra in particolar modo pensando al destino di una via tanto bella. Basta un’occhiata anche distratta e via Magnolfi emerge in un tutto il suo degrado – racconta – Sarebbe una delle strade più prestigiose ed eleganti di Prato, uno degli ingressi principali, con palazzi signorili e bei negozi, eppure è destinata a morire se non si prendono provvedimenti seri e sostenibili. Dall’inizio dell’anno la situazione è degenerata. Il via vai quotidiano è indescrivibile. Il 14 febbraio scorso ho persino visto morire un tossico sul portone qui di fronte. Una scena che a livello umano mi ha straziato e che come commerciante mi ha ucciso. Ce l’abbiamo messa tutta, passione, competenza, amore, ma adesso molliamo. Chiudiamo, con calma, senza avere debiti, pagando tutti, sistemando le questioni burocratiche che a causa di ritardi amministrativi ci stanno rendendo la vita un inferno, ma la decisione è irrevocabile. Per chi avesse voglia di un saluto, di un ultimo consiglio e di due chiacchiere siamo qui fino al 30 novembre”.

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