Costruire una città che faccia delle diversità un punto di forza, valorizzandole, è ormai la priorità in una Prato che ospita circa 120 nazionalità differenti (18 percento degli abitanti totali). Cosí l’Amministrazione comunale ha intrapreso sei mesi fa un percorso che dovrebbe portare lontano e cioè allo sviluppo di progetti e politiche mirate per l’inclusione.  Il primo passo? Ottenere una fotografia dell’oggi, in modo da capire quali strade prendere per un domani migliore. Per ottenerla, la Giunta ha affidato a Iris lo studio della contesto pratese, basandosi sul quale ha individuato tre fondamentali assi tematici su cui concentrare la discussione: sviluppo economico, politiche urbane e politiche sociali legate all’immigrazione.

Quindi è scattata la seconda fase, dedicata all’approfondimento dei temi e alla definizione delle priorità attraverso l’organizzazione di quattro workshop tematici svoltisi tra ottobre e novembre scorsi con il mondo delle associazioni e dai quali sono emerse idee e proposte rielaborate in quattro documenti finali: “Le prospettive del sistema produttivo pratese” e “I cambiamenti della rete commerciale del Centro storico” legati alla prima linea di intervento. “Presenza cinese e trasformazioni urbane” legati al settore urbanistico e infine “Strumenti di comunicazione e di partecipazione attiva delle comunità migranti”.

Cerchiamo di capirne di più, partendo intanto da quanto emerso dal workshop sulle politiche direttamente destinate a comunicare e far partecipare le comunità migranti.

1. L’assunto di partenza è stato che al 31 marzo 2015 l’incidenza della popolazione straniera residente – pari a 34.468 unità – sul totale della popolazione residente – che conta 190.070 abitanti – è pari al 18 percento. Una crescita esponenziale e molto regolare partita circa venti anni fa, quando nel 1995 gli stranieri a Prato erano solo l’1,8 percento del totale. I più numerosi si confermano i cinesi: 16.307 abitanti pari a 8,5 punti percentuali. Secondi gli albanesi – 4991 persone (2,6 percento) -, quindi i 3448 rumeni, i 2042 pakistani e i 1559 marocchini. Seguono i 6121 stranieri di varie provenienze, perlopiù Africa subsahariana.

2. Dove risiede? La popolazione straniera residente presenta un’elevata concentrazione dovuta alla presenza cinese nei Macrolotti Zero e Uno, nonché nelle aree di via Cavour/via Curtatone, contigua al Centro antico e all’area Filzi-Pistoiese e del Soccorso. Molto rilevante il processo di crescita dei cinesi nel quadrante sud della città. Diverse le zone scelte da albanesi, rumeni e pakistani. Le tre nazionalità si trovano soprattutto al Soccorso e fra via Strozzi e via Montalese, ma i romeni e i pakistani sono presenti anche nel centro antico e in zona Valentini-Repubblica.

3. A fronte di questa fotografia – che incorona il Soccorso quale area a più alta concentrazione multietnica – è emerso che i rapporti con il tessuto associativo delle comunità migranti si sono molto sfilacciati. Alcune comunità sono poco strutturate e altre – come la moschea di Vicolo de’ Gherardacci – non hanno più rapporti significativi con le istituzioni locali. La maggioranza delle associazioni cinesi, invece, gravitano intorno alla rappresentanza diplomatica e non coltivano relazioni con le istituzioni locali. Per quanto riguarda il gruppo rom e il gruppo sinti è emersa la necessità di progetti specifici coerenti con la strategia dell’Unione Europea e aderenti ai bisogni delle singole realtà.

4. Dal workshop fatto nella seconda fase del percorso dove hanno partecipato associazioni in rappresentanza di vari popoli principalmente è emersa la stanchezza e la frustrazione di continuare a esser definito straniero da parte di chi vive a Prato da anni. In particolare sono venuti fuori alcuni progetti da realizzare per iniziare a costruire l’auspicata inclusione.

a) Intanto lavorare per creare tre o quattro punti gestiti da associazioni che possano canalizzare le informazioni orientando il migrante verso i servizi. Ideare anche sportelli di informazione specifici nei luoghi a più alta concentrazione di stranieri e in base alla specificità della provenienza. Formare persone all’interno delle associazioni straniere in modo che possano essere d’aiuto a chi arriva solo e spaesato.

b) In ogni comunità di ogni singolo quartiere è inoltre importante individuare anche dei referenti con capacità aggregante. Da qui coinvolgere direttamente i migranti nell’individuazione e nella soluzione dei problemi emersi nei quartieri in cui vivono, in modo che si sentano parte integrante del contesto e responsabilizzati rispetto a esso. Per farlo sarebbe importante iniziare da un telegiornale multilingua, per esempio, ma anche volantini, vademecum e comunicazioni via posta esaustive e che vadano loro a spiegare argomenti basilari per viversi al meglio Prato. Il problema della lingua resta infatti un grosso limite, anche se il modello Prato nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua ha molto successo. Per quanto riguarda i cinesi, in particolare, è apparso chiaro che il sito del Comune non lo guardano, e non leggono né giornali né mail. Quindi l’intento è lavorare sul canale visivo e attraverso We Chat, metodo che il Comune ha già usato, ma che ha tutta l’intenzione di tornare a usare in maniera più specifica e regolare.

c) Sono stati anche pensati degli operatori di strada con una funzione di ponte per la mediazioni dei conflitti sociali ed è emersa come fondamentale la stesura di una carta dei diritti e dei doveri dei cittadini che coinvolga anche le scuole e le famiglie tutte.

Adesso non resta che attendere i risultati della terza fase, prevista per il 15 gennaio prossimo, durante la quale la discussione verrà aperta ai cittadini interessati. Da lì partiranno i progetti concreti e la ricerca delle relative risorse in modo che ciascuno di essi venga poi inserito sia nel Documento Unico di Programmazione (Dup) che nel Piano esecutivo di gestione (Peg) diventando realtà.

 

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