Viene dal Colorado e la sua musica ha il fascino di un folk d’altri tempi. Quando si ascolta Josephine Foster sembra di sentire in sottofondo il fruscìo di un vecchio vinile, mentre la sua voce si muove nella melodia con leggerezza, come se volasse sopra alle parole. Ad un orecchio attento non sfugge la padronanza dello strumento che tradisce un passato da insegnante di canto e da studio lirico. Nella sua carriera troviamo un album in cui è accompagnata dall’ukulele (There Are Eyes Above, 2000) e un disco di canzoni per bambini (Little Life, 2001). Il suo genere si muove anche tra rock e bluesAll The Leaves Are Gone del 2004 è un vero e proprio album di rock psichedelico. Nel 2013 con I’m a Dreamer ancora una volta e come mai prima si svela l’intento musicale della Foster, che sembra essere quello di riappacificare un genere colto, con suoni che si elevano grazie alla preziosità del suo timbro e l’estensione da soprano puro, con un approccio popolare, qualcosa che potremmo sentire in un saloon. Il suo stile non fa mancare la costante sensazione di ascoltare dei pezzi usciti fuori – freschi freschi – dagli anni ’30, arricchendo ancora di più la vasta gamma di sapori e profumi che lascia nell’aria. Un’artista da cui farsi cullare e a cui abbandonarsi come in un sogno.

E’ appena uscito il suo nono album in studio No more lamps in the morning, la possiamo ascoltare dal vivo domenica 15 maggio a Largo Carducci, inizio concerto alle ore 22.

Anteprima www.josephinefoster.info

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