via paolinopaperinobrand.com

Ieri mi arriva un messaggio: domani sera ci sono i Paolino Paperino Band al No Cage. Ho letto bene? I Paolino Paperino Band? Non sento questo nome almeno da venticinque anni. Eppure un po’ di musica la mastico ancora. Proprio loro? Sì, loro. Ho un sussulto. Esistono ancora. Sono ancora vivi!

Necessario un passo indietro. Per me i Paolino Paperino Band appartengono ad un periodo preciso, collocabile all’inizio degli anni 90. Inizio delle posse, il grunge, ed in Italia si contano vari rigurgiti di rock più o meno demenziale. E’ in questo substrato che i Paolino Paperino si affacciano. Se mi chiedete la loro storia, non la so. Ignoro chi siano, e mi sono rifiutato di andare a informarmi su wikipedia ora che tutto il sapere è a portata di mano. Fatelo voi, se ne sentite l’esigenza (Pratosfera l’ha già fatto qui). Per me erano (anzi, sono) un gruppo più o meno modenese (a giudicare dall’accento), che sta musicalmente più o meno tra il punk-hardcore e i Red Hot Chili Peppers e che ha fatto un paio di dischi senza crediti, senza informazione alcuna, all’inizio degli anni 90. Per quanto ne so, nel 1993 avevano già terminato la loro discografia storica, fatta di un mini LP intitolato “Fetta” e di un album intitolato “Pislas”, con grafica scritta a mano per la sedicente e semiclandestina AARGHH! Produzioni. Io avevo la loro produzione su cassetta, e quelle cassette le ho letteralmente consumate. Perché facevano ridere. Anzi, di più, facevano sdraiare dalle risate.

Gli anthem dei Paolino Paperino – perché di veri e propri inni generazionali si tratta – sono tanti. La fetta di salame e di prosciutto/con il ketchup con lo strutto da inserire nella scheda elettorale supera l’antipolitica odierna di almeno vent’anni. Chi non ha mai voluto far parte dell’ANDS, Associazione Nemici del Denaro Superfluo che si occupa di bruciare risparmi e azioni qualora eccedessero i normali fabbisogni quotidiani?

Quelli di Banca Etruria non avrebbero trovato terreno fertile, se avesse vinto la politica e la filosofia dei Paolino Paperino. E che dire di quel povero fanciullo che riconosce la mamma e la sorella in quel film porno che è andato a vedere al cinema (sì, all’inizio degli anni 90 il porno si consumava in compagnia fuori di casa) insieme a tutti i suoi amici in “Porno tu”? Il tutto condito tra il funk, spruzzate di metal e l’incedere nervoso del primo rap che iniziava allora a sgomitare. La mia preferita era però “La mela”, in cui le colpe di una famiglia in cui “mio babbo è uno zozzo, mia madre è a rapinare, mio nonno ruba le auto e poi le fa revisionare” ricadono sull’animo innocente di un fanciullo che non ha altre prospettive: “volevo esser buono, onesto e sensibile, ma sono costretto a rapinare col flessibile”.

Mi capitò di vederli dal vivo, una volta sola, come ospiti di un Rock Contest, credo. Allora erano indicati come “the next big thing”, la cosa che sta per esplodere da un momento all’altro. Fracassoni e geniali, esilaranti e a loro modo sofisticati. Pare addirittura che la RTI di Berlusconi avesse proposto loro un contratto, come fece con gli Skiantos. Loro però erano a sinistra degli Skiantos, più ricercati, meno essenziali ma a loro modo più immediati. E con gli Skiantos avevano in comune, all’epoca, l’angolo della poesia in cui il poeta operaio Vitor declamava liriche immortali come “Fate l’amore, non fate la guerra / io che non faccio l’amore, devo per forza fare la guerra? / Non posso farmi delle seghe?” Applausi. Concludevano i concerti con la loro versione tossica di Candy Candy di cui purtroppo ho un vago ricordo, piegato in due dalle risate com’ero.

Poi, dal 1991 in poi, più nulla. Almeno per me. Nessuna nuova produzione, nessuna notizia, niente di niente. Una volta mi arrivò la voce che erano tutti morti in un incidente. Forse non c’era ancora internet, quindi era una bufala normale, non una bufala web. Tutto fino al messaggio di Gianni di ieri, che mi dice che stasera al No Cage suonano i Paolino Paperino Band. Io ho rimesso “Fetta” (che nel frattempo ho ritrovato in vinile) sul piatto e mi ripreparo. Certi suoni sono un po’ datati, ma vi assicuro che la genialità regge ancora. E aspetto stasera.

Non voglio leggere niente, chiederò a loro che cosa è successo dal 1993 a oggi.

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