Einstürzende Neubauten
Einstürzende Neubauten

Ne abbiamo sentito l’esigenza: scoprire la corretta pronuncia di “Einstürzende Neubauten”, la band che concluderà la grande festa di musica internazionale del 1 settembre in piazza Duomo (assieme ai dEUS e ai Blonde Redhead)?

Ecco allora che la rete ci viene in soccorso con un po’ di video esplicativi. Letteralmente (seguendo tutte le regole di pronuncia del tedesco) si chiamano : “AINSTIRZENDE NOIBAUTEN” (da leggere come è scritto).

Oppure c’è anche lui

Non ringraziateci per questa grande ricerca: adesso potrete dire ai vostri amici più cari “nella mia città hanno suonato gli Einstürzende Neubauten”.

CHI SONO

Gli Einstürzende Neubauten sono una delle poche band tedesche che trasmettono a livello internazionale, un impulso genuino attraverso il loro mix di tendenza. Hanno influenzato numerose altre band e generi artistici – dal teatro danza alle arti visive; e fino ai nostri giorni, sono stati anche fonte d’ispirazione per film – da Schlingensief a Tarantino. Il frontman del gruppo, Blixa Bargeld, pseudonimo di Christian Emmerich, è un chitarrista e cantante diventato una vera e propria icona della scena internazionale . Artista poliedrico, è conosciuto principalmente per la sua attività di musicista con gli Einstürzende e con Nick Cave and the Bad Seeds. Sebbene in principio la band venisse derisa dai media che la definiva una bizzarra “curiosità nella città divisa,” si è rapidamente affermata in tutto il mondo come una delle grandi realtà contemporanea e della cultura pop.

Hanno influenzato un’intera generazione e ancora oggi vengono presi come modelli da seguire per l’arte del suono sperimentale e performativa. Caratterizzati dall’originale e radicale ridefinizione del termine “musica”, gli Einstürzende Neubauten prendono spesso parte ad insolite e pionieristiche collaborazioni, come per esempio quella con il regista giapponese Sogho Iishi. La band ha anche condiviso esperienze di vasta portata attraverso progetti teatrali con registi noti e drammaturghi, tra cui Peter Zadek, Heiner Müller e Leander Haussmann, il tutto euforicamente documentato dalla stampa dell’arte.

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